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La terra ha risorse sufficienti per i bisogni di tutti, ma non per l'avidità di tutti. (Mahatma Gandhi)

Cooperazione Internazionale Sud Sud: il mondo come gira a noi

Nel mondo di oggi i ricchi diventano ogni giorno più ricchi: la ricchezza delle 4 persone più ricche del mondo è superiore al prodotto interno lordo dei 47 paesi più poveri.
Se negli anni Novanta il 20% della popolazione mondiale possedeva l’80% delle risorse globali e, viceversa, il restante 80% possedeva solo il 20%, nel 2000 si è giunti a una situazione in cui il 10% più ricco controlla l’85% delle risorse mentre il 50% più povero arriva a stento all’1%. Una situazione ancora più estremizzata dai cambiamenti che stanno accompagnando questi anni di crisi del sistema economico globale. Così, mentre aumenta il numero dei poveri e degli esclusi, si spende sempre più in armamenti, milioni di persone non hanno accesso ad acqua potabile o cure mediche e l’ambiente viene sempre più messo a rischio.
Da tempo il problema dei “poveri” del mondo non è la scarsità produttiva, ma un sistema di appropriazione delle risorse basato sulla rapina e l’esclusione, funzionali all’arricchimento di pochi.

Che “sviluppo” è questo?

“Sviluppo” non è un termine con un unico significato. Noi del CISS abbiamo un’idea di “sviluppo” che nasce caso per caso, partendo dalla centralità delle persone e delle loro interrelazioni, da una “valorizzazione” delle risorse che non sia guidata dal profitto, bensì dalla necessità di soddisfare i bisogni delle comunità umane adottando i principi della sostenibilità al fine di garantire i diritti delle generazioni future, delle altre specie viventi e dell’ambiente. In alcuni luoghi agire per lo “sviluppo” significa assicurare il soddisfacimento dei bisogni primari, in altri garantire diritti di cittadinanza e partecipazione, in altri ancora ripensare gli stili di vita per evitare situazioni di sfruttamento o che compromettono la sopravvivenza del pianeta: per noi sviluppo significa ricerca della dignità delle persone.

Dove cooperiamo?

Oggi ogni parte del mondo ha i propri “sud”: interi paesi condannati a essere solo fonte di materie prime e di braccia a poco prezzo, sedi di conflitti dettati dalla caccia alle risorse, ma anche periferie del mondo ricco dove relegare gli esclusi dal lavoro, coloro che sono resi deboli dalla mancanza di servizi sociali, i diversi, gli inabili, gli stranieri, i disadattati. In questi “sud” lavora dal 1985 Cooperazione Internazionale Sud Sud.

E allora cosa significa fare “cooperazione” in questi “sud”?

Significa mettere in relazione le persone affinché possano migliorare le capacità di gestione della propria vita: “cooperazione” è costruire ponti tra le realtà sociali, tra gli individui, tra i territori; significa sostenere la solidarietà, la collaborazione, la conoscenza, il dialogo, la pace; è rimettere in discussione lo sfruttamento, cambiare i rapporti di genere oppressivi nei confronti delle donne e di quanti vengono considerati diversi; è agire per l’organizzazione dei deboli, per la riappropriazione delle risorse locali e della propria vita; è difesa dei diritti; significa puntare sulla partecipazione, come pratica di democrazia e di cittadinanza attiva, e sull’ascolto, come base delleducazione e della comunicazione; è favorire l’inclusione sociale e garantire la diversità, il coinvolgimento, lo scambio e il confronto. Per noi non si può fare “intervento umanitario” senza affrontare i nodi della disuguaglianza o dei modelli di sviluppo distruttivi ed escludenti. Vogliamo costruire insieme percorsi propri delle comunità locali per risultati durevoli nel tempo.

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