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3 - Qual è il numero di vittime di tratta in Italia?

E ORA TRATTIAMO DI TRATTA - Rubrica a cura di Serena Caputo

La tratta di esseri umani si può inserire tra le realtà sommerse, spesso invisibili, di per sé difficili da analizzare e quantificare. Il calcolo del numero delle vittime è reso ancora più problematico dall’assenza di un meccanismo di raccolta sistematica di dati da parte delle istituzioni preposte al contrasto del fenomeno.
Difatti il Dipartimento per le Pari Opportunità, il Ministero dell’Interno e il Ministero di Giustizia non hanno ancora creato un database comune in grado di permettere la condivisione di dati sulla tratta. La mancata presentazione di un piano nazionale anti-tratta è l’esempio emblematico di questo atteggiamento di colpevole immobilismo assunto dalle istituzioni e criticato dal Gruppo di Esperti del Consiglio d’Europa per l’azione contro il traffico degli esseri umani nel report pubblicato di recente. 

A contribuire all’assenza di dati attendibili e ufficiali vi è la complessità del fenomeno e la sua costante mutevolezza in base ai cambiamenti del “mercato degli esseri umani” e alle strategie di contrasto utilizzate dagli organi di polizia. Inoltre bisogna considerare che le leggi italiane in materia di immigrazione hanno determinato un aumento degli ingressi irregolari, i cui numeri e le cui dinamiche interne rimangono perciò sconosciuti. Così innumerevoli casi di sfruttamento e di tratta passano del tutto inosservati, anche perché molte vittime preferiscono rimanere in una situazione di schiavitù piuttosto che correre il rischio di vedere sfumare il loro progetto migratorio.

I dati che citeremo a breve vengono presentati al solo scopo di dare un’idea approssimativa, ma il più possibile vicina alla realtà, riguardo al numero degli schiavi contemporanei in Italia, senza la pretesa di fornire una visione totale ed esaustiva del fenomeno.

Secondo il Rapporto di ricerca sulla tratta di persone e il grave sfruttamento Punto e a capo sulla tratta, nel Belpaese dal 2000 al 2012 hanno ricevuto una qualche forma di supporto dai progetti di protezione sociale oltre 65.000 persone e 21.378 hanno poi deciso di prendere parte a un programma di protezione sociale. Le cifre presentate dal Dipartimento delle Pari Opportunità per lo stesso periodo attestano, invece, che sono state assistite 21.795 persone, individuate come vittime di tratta, di cui 1.171 minori. 

Guardando agli ultimi anni, nel report stilato dal Gruppo di Esperti del Consiglio d’Europa per l’azione contro il traffico degli esseri umani si sostiene che in Italia nel 2011 il numero di vittime assistite sia stato di 1.955 (di cui 1.417 donne, 446 uomini e 63 minori), nel 2012 di 1.650 (di cui 1094 donne, 420 uomini e 114 minori) e nel 2013 di 925 (di cui 650 donne, 230 uomini e 45 minori). Questi dati potrebbero risultare fuorvianti poiché inducono a pensare a una diminuzione del fenomeno, ma bisogna considerare che siamo di fronte alla mera cifra delle vittime che hanno ricevuto assistenza. Basti pensare che secondo il dossier Piccoli schiavi invisibili nel nostro paese nel 2010 le vittime di tratta identificate o presunte sono state 2.381, il numero più alto tra i paesi dell’Unione Europea. Nello stesso anno il numero di vittime identificate o presunte registrato in Unione Europea superava le 9.500 unità, esattamente il 18% in più rispetto al triennio di riferimento 2008/2010. Il medesimo documento conferma che nel 2014 le vittime di tratta assistite in Italia sono state 1.451, di cui 88 minori.

Come testimoniato dai dati pubblicati da Eurostat, il numero maggiore di vittime comunitarie presenti sul nostro territorio è di nazionalità rumena mentre la maggioranza delle vittime provenienti da paesi non comunitari è di nazionalità nigeriana. A questo proposito l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine stima che ogni anno tra le 3.800 e le 5.700 donne siano vittime di tratta e vengano trafficate dall’Africa Occidentale all’Europa (http://www.unodc.org/unodc/en/frontpage/2012/October/nigeria-launches-anti-human-trafficking-campaign-appoints-goodwill-ambassadors.html). Specificatamente in un rapporto dell’Unesco risalente al 2006 si asserisce che il 93% delle donne nigeriane condotte in Europa a scopo di sfruttamento sessuale provenivano dallo Stato di Edo.

Per avere una panoramica più ampia a riguardo, prendiamo in considerazione i dati raccolti dalla International Labour Organization (ILO), secondo cui le persone vittime di lavoro forzato nel mondo tra il 2002 e il 2011 sono state 20,9 milioni, cioè all’incirca tre individui ogni mille (http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---declaration/documents/publication/wcms_182004.pdf ). Il 90% di queste vittime è stato sfruttato nel settore economico privato, 4,5 milioni sono vittime di sfruttamento sessuale e 14,2 milioni hanno subìto sfruttamento in settori come quello dell’agricoltura.
Nel territorio dell’Unione Europea, tra il 2010 e il 2012, si registra che le vittime di tratta a scopo di lavoro forzato siano state il 19%, quelle a scopo di sfruttamento sessuale costituiscono, invece, il 69%. Il 12% di esse ha subìto altre forme di sfruttamento, come l’accattonaggio, il prelievo di organi o attività illegali di ogni genere.
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-TC-14-008/EN/KS-TC-14-008-EN.PDF http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img244_b.pdf?_ga=1.147040831.9625565.1412780711

Facendo ancora riferimento ai paesi dell’Unione Europea, occorre considerare che se da un lato la maggior parte delle vittime accertate di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è di sesso femminile (95% in riferimento al periodo 2010-2012), dall’altro il maggior numero di vittime attestate di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo è di sesso maschile (71% in riferimento al periodo 2010-2012). http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-TC-14-008/EN/KS-TC-14-008-EN.PDF

Seppur consapevoli che la tratta di esseri umani rappresenti un fenomeno di difficile misurazione, la raccolta sistematica e coordinata di dati effettuata dalle istituzioni e dagli enti preposti permetterebbe una conoscenza più approfondita delle sue dinamiche interne. Certamente questo vuoto informativo da parte delle autorità giudiziarie e di polizia è nocivo e fa sì che molto spesso, anche di fronte all’evidenza di casi di tratta, essi non vengano riconosciuti come tali.
Riuscendo a colmare queste lacune, sarebbe possibile modificare adeguatamente i programmi di assistenza destinati alle vittime, oltre a creare delle strategie integrate di prevenzione che abbiano un approccio multidimensionale. Ciò non solo consentirebbe di introdurre dei più efficaci strumenti di identificazione delle vittime, ma anche di apportare delle migliorie alle attività di contrasto alle organizzazioni criminali. In questo quadro si dimostra fondamentale la riorganizzazione dell’Osservatorio Nazionale Tratta e del sistema di raccolta dati SIRIT che, secondo quanto sostenuto nel report stilato da GRETA, a volte presenta dei dati molto diversi rispetto a quelli indicati dalle Ong attive sul territorio.

 

Approfondimenti:

http://usedineurope.com/

http://www.amnesty.it/italia-rapporto-sullo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-agricoltura

http://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/glotip/Trafficking_in_Persons_2012_web.pdf

http://www.nexusinstitute.net/publications/pdfs/Traffickersandtrafficking1.pdf

http://publications.iom.int/bookstore/free/WMR2013_EN.pdf

http://www.osservatorionazionaletratta.it/

http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_22/tratta-umana-monito-ue-italia-debole-coi-mercanti-schiavi-e5772718-41dc-11e4-a55b-96aa9d987f34.shtml

http://www.notratta.it/il-consiglio-deuropa-ammonisce-litalia-serve-piu-attenzione-al-tema-della-tratta/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/04/mendicanti-in-schiavitu-14-arresti-milano-case-in-romania-elemosine/1191235/

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