Tu sei qui: Portale Italiano Cosa facciamo Nel Sud del mondo Lista paesi Egitto
Strumenti personali

Egitto

Intervento internazionale: sostegno economico diretto in molti paesi del Sud del mondo e collaborazioni con enti locali e organizzazioni internazionali.

Breve storia del CISS nel Paese:

Il CISS opera in Egitto dal 1998. Il suo impegno si è concentrato sin dall’inizio nel settore dell’ecoturismo e delle attività correlate come la valorizzazione e il marketing del settore artigianale, in collaborazione con la North South Consultants Echange (NSCE), partner locale di due microprogetti cofinanziati dalla Commissione Europea, localizzati nell’Oasi di Siwa. Nell’agosto 2000 il NSCE ha condotto uno studio di fattibilità elaborato su richiesta della Tourism Development Authority e del Governatorato del Fayoum, grazie a un finanziamento ottenuto dal Environmental Development Fund della Royal Netherland Embassy del Cairo. Lo studio ha prodotto un esame dell’assetto ambientale e culturale dell’area del Fayoum, al fine di individuarne le condizioni di base dello sviluppo futuro. Questo studio è alla base dell'intervento del CISS, realizzato dal 2004 al 2008, inteso a promuovere la crescita economica dell’area tramite attività di salvaguardia del patrimonio ambientale dell’oasi, proteggendo e valorizzando il patrimonio ambientale e culturale del Fayoum, e promuovendo l’area come nuova meta del turismo locale e internazionale, anche grazie ad attività di microcredito per sostenere piccole e medie imprese nel settore turistico e artigianale locale. Nel 2006, per una durata di due anni, CISS ha realizzato un programma di lotta all’analfabetismo di bambini e donne e un percorso di formazione professionale per adolescenti orientato alle professionalità richieste dal mercato, migliorare le condizioni di salute della popolazione e le competenze linguistiche e informatiche di bambini e adulti.
Un progetto finalizzato anch’esso alla sviluppo sostenibile è stato realizzato tra il 2010 e il 2012 nella Nuova Valle, coinvolgendo 240 fra insegnanti, artigiani, piccoli imprenditori, amministratori pubblici e guide turistiche e rispettive famiglie. Obiettivo è stato contribuire al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione del Governatorato della Nuova Valle, attraverso lo sviluppo turistico sostenibile e la gestione efficace delle risorse naturali e ambientali dell’area, in particolare le oasi egiziane (Siwa, Fayoum, Kharga, Dakhla, Farafra e Baharia), realizzando azioni concrete sul terreno, lavoro in rete e scambi di esperienze e di buone prassi.

Fasi storiche fondamentali:

É data a seimila anni fa la nascita nella Valle del Nilo dell'impero egiziano, civiltà che costituì un centro di scambi economici, diplomatici e culturali. Nell’ultimo millennio a.c. la decadenza di questa civiltà cominciò con la dominazione di dinastie libanesi e sudanesi e con la sottomissione da parte degli imperi Assiro, Persiano, Greco e Romano. All'inizio del XVI secolo il paese cadde sotto il dominio del sultanato dei turchi ottomani. Nel 1805 assunse il potere Mohamed Alì, il quale creò il monopolio statale del commercio estero della canna da zucchero e del cotone. Durante l'amministrazione dei successori di Mohamed Alì aumentò la dipendenza del paese dall’Europa. Nel 1879 le potenze europee imposero la creazione di una Cassa del Debito Pubblico, diretta da un ministro egiziano, uno francese ed uno inglese, che assunsero l'amministrazione delle finanze del paese. Il livello di ingerenza raggiunto produsse una forte reazione nazionalista appoggiata dall'esercito e nel 1882 truppe inglesi occuparono militarmente il paese. L'occupazione si mantenne sino al 1922, quando una delegazione egiziana negoziò a Londra l'indipendenza. Ma le condizioni oggettive del paese vanificarono la dichiarazione di indipendenza protraendo la situazione del protettorato. Durante la seconda guerra mondiale l'Egitto fu usato come base militare britannica. All'interno dell'esercito egiziano si costituì il gruppo nazionalista degli Ufficiali Liberi, guidato dal generale Mohamed Naguib e dal colonnello Gamal Abdel Nasser. Nel luglio 1952 gli ufficiali detronizzarono re Faruk, proclamando la Repubblica nel giugno 1953. Tre anni più tardi Nasser divenne il presidente del paese. Nel 1956 la nazionalizzazione del canale di Suez scatenò l’invasione da parte delle truppe francesi, inglesi ed israeliane. L'intervento dell'ONU ed il rifiuto di sovietici e nordamericani di intervenire, obbligarono Inghilterra, Francia e Israele a ritirarsi, sancendo la sovranità egiziana sul canale. Dopo la rielezione di Nasser nel 1965, la politica egiziana si concentrò sul conflitto con Israele. Il conflitto arabo-israeliano nel 1967 culminò in una sconfitta dei paesi arabi (Egitto, Giordania, Libano e Siria) e con l'occupazione, da parte di Israele, della penisola del Sinai, della Striscia di Gaza, della Cisgiordania e del Golan siriano. Il governo di Nasser cadde nel 1970. A lui succedette Anwar El-Sadat che mise in pratica una politica di apertura nei confronti dell'Occidente e di snazionalizzazione dell'economia egiziana, ottenendo aiuti economici e militari dagli Stati Uniti. Nel 1973, con la quarta guerra arabo-israeliana, si aprì la fase degli aumenti del prezzo del petrolio. Manifestazioni antigovernative si ebbero tra il 1976 e il 1977: i partiti islamici manifestarono contro il governo di Sadat, accusato di facilitare la dominazione straniera. Nel 1979 gli accordi di Camp David permisero la restituzione del Sinai all’Egitto, rendendo il paese il principale beneficiario degli aiuti nordamericani. Nell’ottobre del 1981 Sadat fu ferito mortalmente in un attentato e il vicepresidente Hosni Mubarak assunse la presidenza del paese. Le elezioni parlamentari previste per il 1985 furono rimandate e nel 1987 si elesse la diciannovesima legislatura. Nel 1990, prima dell’invasione delle truppe irachene del Kuwait, l’Egitto inviarò truppe nel Golfo. Nel gennaio 1991 gli Stati Uniti annunciarono il condono del debito militare egiziano. Si intensificarono gli attacchi violenti dei movimenti islamici fondamentalisti che perseguivano la conversione dell’Egitto in uno stato teocratico. La crisi socioeconomica si aggravò quando, il 12 ottobre 1992, un terremoto provocò 350 morti e migliaia di feriti. L’incapacità delle autorità di soccorrere efficacemente la popolazione provocò furibonde proteste. Lo Stato arrestò migliaia di simpatizzanti e dirigenti dei gruppi fondamentalisti durante violente retate in varie città. In ottobre, dopo essere stato rieletto con plebiscito, Mubarak proseguì con la sua politica di "mano dura" verso gli islamici. Tuttavia gli attentati contro i turisti stranieri si moltiplicarono nel 1994. Nel novembre 1995 il Partito Democratico Nazionale vinse le ultime elezioni parlamentari. Lo scoppio della "seconda intifada" palestinese nel 2000 e l'intensificazione della repressione militare israeliana nei territori peggiorarono il solco tra popolazione egiziana, sempre più sensibile al richiamo dei movimenti islamici, e governo di Mubarak, prigioniero degli accordi di Camp David. Un'ondata di manifestazioni popolari anti-governative investì il paese. Il pur tiepido sostegno di Mubarak all'attacco americano all'Iraq nel 2003 ha esasperato la situazione, provocando grandi manifestazioni popolari guidate dai movimenti islamici e represse dalla polizia. Nei primi mesi del 2004 il governo egiziano ha cercato di stabilire buoni rapporti con i paesi vicini, si è reso disponibile a stipulare accordi per redistribuire lo sfruttamento delle acque del Nilo. Il terrorismo torna a turbare l'Egitto con l'attentato all'Hilton di Taba sul Mar Rosso il 7 ottobre 2004 ad opera di esponenti di Al Qaeda e l'attentato a Sharm el Sheikh il 23 luglio 2005. Nelle elezioni presidenziali del settembre 2005 Mubarak ha ottenuto il quinto mandato consecutivo. Egli ha varato una riforma costituzionale che introduce la possibilità di avere più candidati alle Presidenziali. L'emendamento costituzionale è stato sottoposto a referendum popolare a maggio del 2005 e approvato. Ma le opposizioni hanno denunciato la modifica costituzionale come un'operazione di facciata, in quanto per candidarsi è richiesto l'appoggio di una percentuale 'impossibile' di parlamentari. Le opposizioni si sono unite in un movimento chiamato Khifaya e, per la prima volta, sono scesi in piazza dimostranti anti-Mubarak, ma il potere è restato saldamente in mano a Mubarak.

Una situazione destinata a cambiare pochi anni dopo: l’aggravarsi delle condizioni socioeconomiche (inflazione, corruzione dilagante, disoccupazione giovanile, l’allargamento della forbice tra ricchi e poveri) e sociopolitiche (volontà di cambiamento in senso democratico e fine del trentennale stato d’emergenza) hanno portato i cittadini a scendere in piazza.
Le rivolte contro Mubarak sono cominciate il 25 gennaio 2011, giorno nazionale della polizia, in un primo momento per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, salvo poi trasformarsi, sulla scia degli eventi della vicina Tunisia, in rivolta contro il regime. 
Le manifestazioni sono ruotate attorno alle iniziative del Movimento 6 aprile (nato nel 2008 per sostenere gli operai di Al Mallalla e Al Kabra) e di tutta una serie di formazioni partitiche “civiche” e movimenti intellettuali, che poco più avanti formeranno l’Fns.
Nuove manifestazioni si sono susseguite il 26 e il 27 gennaio, caratterizzate da un numero consistente di arresti; mentre le sedi Pnd (il partito di Mubarak) cominciavano a bruciare.
Tra il 29 e il 30 gennaio le proteste sono diventate più intense, i manifestanti (sostenuti dalle opposizione compatte) sono scesi in piazza per chiedere una nuova Costituzione, un nuovo Governo e le dimissioni del rais.
La reazione è stata violenta, agli assalti ai ministeri i militari hanno risposto col fuoco, mentre Piazza Tahrir (divenuta luogo simbolo della protesta al Cairo) è stata circondata dai carri armati. Le dimissioni del gabinetto di Mubarak, la creazione di un altro di natura “più tecnica” presieduto dal capo dei servizi segreti Umar Sulayman, la nomina di quest’ultimo a vice-presidente, la garanzia del rais di non candidarsi alle prossime presidenziale e la volontà dello stesso di guidare il paese in questa “fase di transizione” non hanno convinto i manifestanti, che hanno posto le dimissioni immediate di Mubarak come una condizione imprescindibile. L'11 febbraio 2012 Mubarak si è dimesso e il successivo passaggio del potere al Consiglio supremo delle forze armate (SCAF), nella persona di Tantawi e di un direttorio di 18 militari, si fece garante dell’ordine pubblico con il compito di traghettare il paese verso la democrazia e le libere elezioni.
I militari al potere hanno sospeso la costituzione e con l’approvazione di 19 emendamenti alla costituzione, tramite referendum, hanno indetto le elezioni, che hanno visto il trionfo dei Fratelli Musulmani alle legislative e alle presidenziali.
La vittoria dei Fratelli Musulmani alle elezioni si deve analizzare anche in relazione al cattivo risultato dei partiti (o del Blocco Egiziano) che, fuori dai giochi, alle presidenziali hanno deciso di scendere a patti con i Fratelli Musulmani, considerati (nella figura del loro candidato Mohamed Morsi) il male minore rispetto all’alternativa Shafiq, candidato filo-Mubarak.
L’appoggio a Morsi non fu incondizionato, gli accordi di “Fairmont”, siglati tra le parti, prevedevano: la creazione di un programma di unità nazionale, la fine dello Stato di emergenza, la creazione di un'unità di crisi e un consiglio nazionale di difesa. Tutte promesse disattese dal presidente neo- eletto Morsi, il quale subito dopo le elezioni ha cominciato a distanziarsi dalla piazza.
Morsi ha messo in atto politiche fallimentari, iwhanizzazione delle istituzioni, dipendenza totale al partito di riferimento e un tentativo di avocare a sé i tre poteri dello Stato.
La piazza è insorta nuovamente, gli scontri di novembre 2012 hanno visto ancora una volta una folla di manifestanti contro il potere costituito e i suoi sostenitori.
A luglio 2013 i militari, capeggiati da Al- Sisi, hanno dato un ultimatum al presidente Morsi per risolvere la crisi, un ultimatum respinto al mittente dallo stesso Morsi, che ha ribadito la sua legittimazione elettorale come “elemento di salvaguardia all’instabilità e alla violenza”, rifiutando di partecipare al tavolo delle trattative con le opposizioni organizzato dai militari. Il dialogo si è rotto, i militari decidono di schierarsi ufficialmente dalla parte dei manifestanti e, dopo aver occupato l’edificio della tv pubblica e impedito a Morsi di uscire dal paese, hanno destituito il presidente, preso il comandoe nominato come nuovo rais il presidente della Corte Costituzionale, Mansur, come dettato nella Costituzione appena sospesa dai militari stessi. È il 3 luglio del 2013.

Il 14 agosto 2013 le forze di sicurezza attaccano due sit-in dei sostenitori di Morsi, al Cairo: le proteste si diffondono in altri quartieri e in altre città. Il bilancio è di oltre 500 persone uccise e più di 2.000 feriti. Il governo stabilisce lo stato di emergenza e il coprifuoco dalle 19 alle 6 di mattina in gran parte del paese. Mohamed El Baradei si dimette da vicepresidente. Il 16 agosto 2013 i Fratelli Musulmani organizzano una serie di manifestazioni in tutto il paese chiamate “Giorno della rabbia”. Al Cairo, migliaia di persone organizzate in diversi cortei si concentrano in piazza Ramses, un importante punto di snodo dei trasporti nel centro della città. La situazione peggiora in breve tempo e per tutto il pomeriggio ci sono scontri in alcune zone del Cairo e in altre città del paese, che causano diverse decine di morti.
Il clima rimane molto teso nei mesi successivi caratterizzato da proteste in sostegno del deposto Presidente Mohammed Morsi; le manifestazioni della Fratellanza musulmana e dei suoi sostenitori non si sono mai fermate e neanche la repressione. Più di 1.400 persone sono morte negli scontri, 500 tra poliziotti e soldati hanno perso la vita in attacchi contro le caserme e i posti di blocco e oltre 15.000 presunti sostenitori della Fratellanza sono finiti in carcere.

Le nuove elezioni presidenziali, tenutesi tra il 26 e il 28 maggio del 2014, hanno visto la vittoria di Abd al-Fattah al-Sisi, indipendente e ex comandante in capo delle Forze armate egiziane e Presidente del Consiglio Supremo delle forze armate; il nuovo governo, composto da 30 ministri guidato dal premier Ibrahim Mehlib, si è insediato il 17 giugno 2014.
 
Assetto politico amministrativo:

Dopo la caduta di re Farouk nel golpe militare del 1952, l’Egitto è stato trasformato in una repubblica, sebbene da allora nel paese sia stato in vigore un regime autoritario sostenuto dai militari. La Costituzione del 1971 conferiva al presidente ampi poteri: il comando delle forze armate, la nomina del primo ministro e del consiglio dei ministri, nonché dei governatori provinciali, dei comandi delle forze armate e di sicurezza, delle più importanti figure religiose e dei giudici dell’alta corte. A ciò si aggiungeva anche un diritto di veto sulle leggi. Il processo di scrittura della nuova Costituzione a seguito della caduta di Mubarak ha subito vicende alterne, a cominciare dal referendum del marzo 2011, che ha confermato alcuni cambiamenti costituzionali voluti dalla giunta militare in quel momento al potere.

Dopo la deposizione di Morsi, il nuovo governo provvisorio ha promesso una revisione radicale della Costituzione approvata sul finire del 2012, criticata perché espressione esclusiva delle forze islamiste. Dopo settimane di trattative e scontri, l’assemblea costituente egiziana ha approvato il 4 dicembre 2013 una bozza del testo della nuova carta fondamentale. Il testo, passato anche il vaglio referendario, sembra essere una riedizione della Costituzione del 1971. Il documento rafforza il ruolo preminente delle forze armate (artt. 203, 204 e 234): i tribunali militari possono giudicare i civili; pieni poteri di controllo del budget da parte dell’esercito; autonomia del consiglio supremo delle forze armate nella nomina del ministro della Difesa (per otto anni). In più sono proibiti i partiti religiosi ed è confermata la sharia (art. 2) alla base del diritto egiziano, ma vengono tuttavia aboliti gli artt. 4 e 219 che riguardano il ruolo della religione nel diritto e nell’esercizio del potere statale. Tra queste norme, sono abolite anche quelle che regolavano il processo di scrittura di una legge da parte del parlamento.

L’Egitto è amministrativamente diviso in 27 governatorati, ognuno retto da un governatore di nomina presidenziale. Oltre alla capitale Il Cairo, altri importanti centri urbani sono la città portuale di Alessandria; Assuan sul Nilo; Giza, centro industriale; Porto Said, situato nel punto in cui il canale di Suez sbocca nel Mediterraneo; Suez, nella zona meridionale del canale.
 
Caratteristiche geografiche:

L’Egitto, stato dell'Africa nordorientale, ha una superficie di 998.002 Km² e confina con la Libia a OVEST, con il Sudan a SUD, a NORD EST con Israele e con la Striscia di Gaza (Palestina). A NORD il paese è bagnato dal Mediterraneo e a EST dal Mar Rosso.

Al di là del Canale di Suez, si trova la regione orientale del Sinai che sale verso le cime del Gebel Katherina e del monte Sinai. I deserti coprono il 96% del suo territorio. Il Nilo è il fiume principale e percorre il paese per 1508 Km, separando il deserto Libico ad ovest dal Deserto Arabico ad est. A nord del Cairo il fiume si divide in una serie di affluenti che sfociano nel Mediterraneo. A meno di un ora dalla capitale il Fayoum offre un rapido cambiamento di ambiente in cui è possibile notare fra i più bei paesaggi dell’Egitto; una caratteristica unica dell’area è il vasto lago salato, chiamato Qarun. Il lago è lungo 40 Km e ha una profondità media di 5 metri, con un alto tasso di salinità. Il Fayoum è una vasta depressione, circondata dal deserto e collegata alla Valle del Nilo dall'affluente Bahr Yusuf, che gli scorre parallelo per diversi chilometri.

Il clima dell'Egitto è caldo e secco durante gran parte dell'anno. Nei mesi invernali di dicembre, gennaio e febbraio, la temperatura media arriva ai 20°C sulla costa del Mediterraneo e fino a 26°C ad Assuan, mentre le massime raggiungono rispettivamente 31°C e 50°C. La temperatura notturna invernale non scende sotto gli 8°C.
 
Lingua:      
ARABO (LINGUA UFFICIALE), FRANCESE, INGLESE


Altro:      
RELIGIONE: MUSULMANA SUNNITA 90%, CRISTIANI COPTI 7%

MONETA: STERLINA EGIZIANA

 

Azioni sul documento