Tu sei qui: Portale Italiano Cosa facciamo Nel Sud del mondo Lista paesi Italia
Strumenti personali

Italia

Intervento internazionale: sostegno economico diretto in molti paesi del Sud del mondo e collaborazioni con enti locali e organizzazioni internazionali.


Breve storia del CISS nel Paese:

Presupposto dell’azione del CISS è la convinzione che le problematiche del sottosviluppo in Italia e nei Paesi del Sud del Mondo abbiano una comune matrice di fondo. Oltre ai progetti di cooperazione internazionale, il CISS realizza iniziative a favore degli immigrati extracomunitari presenti nel nostro territorio, iniziative di sviluppo locali a favore di settori emarginati della popolazione, attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di educazione degli studenti sulle tematiche dello sviluppo. Sono numerosi i progetti realizzati dal CISS nell'ambito dell'educazione allo sviluppo e a favore dei migranti, ognuno con obiettivi ed azioni specifiche:

  • attività di formazione per operatori della prima infanzia
  • campagna di sensibilizzazione sui temi della cooperazione internazionale
  • corsi di lingua straniera
  • incontri tematici
  • programma di formazione e aggiornamento per insegnanti
  • campagna di informazione sulle aree produttrici di sostanze stupefacenti
  • allestimento di una mostra itinerante
  • gestione di un ambulatorio medico destinato all’assistenza di cittadini immigrati
  • gestione di un Centro destinato a fornire servizi ai cittadini immigrati
  • gestione di un Centro per i rifugiati e richiedenti asilo
  • attività di animazione socio-culturale sul territorio


Il progetto di educazione allo sviluppo iniziato nel 2006 ed ancora in corso è il "Progetto di sensibilizzazione della società europea per lo sviluppo della cooperazione allo sviluppo in europa e la presa di coscienza delle relazioni tra nord e sud".

Fasi storiche fondamentali:

La posizione strategica dell'Italia nel Mediterraneo ne ha fatto sin dall'antichità l'ambito bersaglio di colonizzatori e invasori. Gli etruschi, tra il XII e l'VIII sec a.C., furono il primo popolo a dominare la penisola, ma finirono con l'essere assorbiti dall'espansione di Roma. Gli antichi greci fondarono sulla costa meridionale alcune colonie fino a quando Roma non impose la propria egemonia. Dopo il periodo monarchico, la prima repubblica romana nacque nel 509 a.C. Tra il III e il II secolo a. C. i romani si espansero nella penisola ellenica e in Nordafrica. Nel I sec a.C. la Roma repubblicana entrò in crisi e, con Giulio Cesare prima e Ottaviano Augusto poi, la repubblica cedette il passo all'impero. Il I sec d.C. fu segnato dalla massima espansione territoriale dell'impero: Nord Africa, Asia minore, Europa continentale e parte dell'odierna Inghilterra. Ai tempi di Costantino il Grande (280-337 d.C.) l'impero era così vasto che per amministrarlo si rese necessario dividerlo in due sezioni, occidentale e orientale. Fiaccato da pestilenze, carestie e dincursioni delle tribù del nord, il settore occidentale cessò di esistere nel 476 d.C. L'Impero Romano d'Oriente prosperò fino a quando fu sconfitto dai Turchi nel 1453. Nel V sec. la penisola italica fu invasa da ondate di longobardi, franchi, saraceni, germani e normanni. Quando Carlo, il re dei Franchi, impose il proprio dominio e si fece incoronare imperatore, il sud conosceva il dominio degli arabi. Di lì a poco, in Sicilia sarebbero sbarcati i normanni. La vita politica in Italia iniziò a stabilizzarsi nel XII secolo: alcune città si costituirono in liberi comuni, la Chiesa consolidò il potere temporale nel centro della penisola, la classe dei mercanti fece rifiorire la vita economica e culturale in Italia. Questo processo culminò nel XV sec., con l'esplosione del Rinascimento. Nei secoli successivi la penisola subì la dominazione della Spagna prima e dell'Austria poi. Alla fine del XVIII sec., con la campagna d'Italia di Napoleone, il paese si ritrovò unito e retto da un unico potere politico. La riorganizzazione del paese nel periodo post-napoleonico, con il ritorno sul trono dei sovrani restaurati, determinò la nascita di movimenti e gruppi politici determinati a lottare per l'unificazione nazionale. Quando il Regno d'Italia fu proclamato, nel 1861, Torino divenne la prima capitale, dopo Firenze, poi Roma. Venezia fu presa all'Austria nel 1866, Roma nel 1870 e Trento alla fine della I guerra mondiale. L'unificazione politica e amministrativa non cancellò le differenze culturali e sociali fra il nord, in fase di industrializzazione, e il sud povero. Nei decenni seguenti ci furono crisi economiche e instabilità politica, che si protrassero fino alla Grande Guerra e ai disordini sociali dei primi anni '20. Nel 1922, dopo la marcia su Roma delle squadre fasciste, il re Vittorio Emanuele III affidò il paese a Benito Mussolini, leader del Partito Fascista. Mussolini dichiarò illegale ogni forma di opposizione, assunse il controllo della stampa e dei sindacati, perseguitò gli oppositori politici, introdusse leggi razziali e instaurò la dittatura di un solo partito. Nel giugno del 1940 l'Italia entrò nella II guerra mondiale a fianco della Germania di Hitler. I rapporti tra i due dittatori si deteriorarono dopo una serie di sconfitte militari, inflitte alle forze dell'Asse dagli alleati anglo-americani. Dopo la caduta di Mussolini e la firma dell'armistizio nel settembre 1943 con gli anglo-americani, i tedeschi rimasero nel nord del paese e gli Alleati impiegarono altri due anni per vincere la guerra. Parte della popolazione italiana si impegnò in una lotta di opposizione al dominio tedesco e fascista, riusciti a creare la Repubblica di Salò. Nel 1945 Mussolini fu catturato e ucciso dai partigiani della Resistenza, gli Alleati sconfissero le forze dell'Asse e Milano fu liberata il 25 aprile 1945. L'Italia, diventata repubblica con il referendum del 2 giugno 1946, fu governata da un regime politico di centro-destra. Sotto la guida della Democrazia Cristiana il paese impostò la ripresa economica favorita dagli aiuti concessi dagli Stati Uniti nell’ambito del Piano Marshall. Nel 1949 l’Italia entrò nell’Organizzazione del trattato dell’Atlantico del Nord (NATO), nel 1952 aderì alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), nel 1954 ratificò un accordo con la Iugoslavia che regolava la questione di Trieste, nel 1955 venne ammessa alle Nazioni Unite. Negli anni 50 e 60 l’Italia si trasformò da paese agricolo a paese industriale. La concentrazione delle grandi fabbriche nelle regioni settentrionali mise in moto un flusso migratorio interno dal Sud al Nord, che impoverì le regioni meridionali di risorse umane. Tra il 1967 e il 1970 nelle fabbriche si mise in moto una mobilitazione degli operai, che richiedevano salari più elevati, migliori condizioni di lavoro e di vita. Nel 1968 esplose la contestazione degli studenti. Gli operai, organizzati nei sindacati, riuscirono a ottenere incrementi di reddito sia il riconoscimento dei diritti in fabbrica, sanciti dall’approvazione dello Statuto dei lavoratori (1970). Gli anni '70 furono caratterizzati da una grave recessione, dall'esplosione di fenomeni terroristici e da instabilità all'interno dei poteri statali. Il primo atto terroristico avvenne a Milano nel 1969 con la bomba alla Banca nazionale dell’agricoltura, seguirono gli attentati di Brescia nel 1974 durante una manifestazione sindacale, nella stazione di Bologna nel 1980 e sul treno Milano-Napoli (1984), gli attentati di maggiore violenza. Questi furono opera di militanti di gruppi di estrema destra e vi fu implicato quel sistema di potere occulto con ramificazioni in settori dei servizi di sicurezza, in associazioni segrete, nelle istituzioni, con l’obiettivo di destabilizzare il paese e di innescare una svolta autoritaria. Dalla metà degli anni 70 il terrorismo in Italia non fu solo quello di destra, si formarono gruppi clandestini di terroristi di sinistra (Brigate Rosse e formazioni analoghe), che effettuarono sequestri di persona e attentati. Si aprì una nuova fase caratterizzata dalla ricerca da parte della Democrazia Cristiana e del Partito comunista, due forze contrapposte, di un’intesa per garantire stabilità di governo e coesione nazionale. L’intesa si tradusse in un accordo parlamentare tra maggioranza e opposizione per la formazione di due governi a guida democristiana (presidente del Consiglio fu Giulio Andreotti), che si ressero il primo, nel 1976, sull’astensione dei comunisti e dei socialisti, il secondo, nel 1978, sull’appoggio del PCI e di altri partiti. Il democristiano Aldo Moro fu il sostenitore di questa svolta, voluta altresì dal segretario comunista Enrico Berlinguer. Nel 1978 le Brigate Rosse organizzarono il rapimento e l’assassinio di Moro. L’episodio segnò l’inizio della crisi del terrorismo, colpito da un'efficace azione repressiva della polizia e carabinieri che, servendosi anche delle confessioni di terroristi pentiti, smantellarono le organizzazioni clandestine armate. La vicenda del sequestro di Moro segnò la fine della solidarietà nazionale, ritornò al governo una coalizione di centrosinistra e Capo del governo diventò, nel 1981, il repubblicano Giovanni Spadolini. Seguirono, tra il 1983 e il 1987, due governi diretti da Bettino Craxi, segretario del Partito socialista. Negli anni '90 la classe politica fu delegittimata dallo scandalo di Tangentopoli, che svelò un sistema di finanziamenti illeciti ai partiti di governo. Il Partito socialista e la Democrazia Cristiana persero più di altri la fiducia dei loro elettori. La DC decise di rinnovarsi sostituendo i vecchi dirigenti e cambiando il nome Partito popolare italiano, ma non riuscì a mantenere la precedente forza elettorale e si scisse in tre formazioni minori. Analoga sorte toccò al PS, frantumatosi in diversi partiti. Dalla fusione della Lega lombarda con analoghe formazioni regionaliste nacque nel 1991 la Lega Nord, che nelle elezioni politiche del 1992 si affermò come la quarta forza politica. Nelle elezioni del marzo 1994 si presentarono tre coalizioni: una costituita dalla Lega Nord e dalla Casa delle libertà, formata da Alleanza Nazionale (partito nato dal Movimento sociale italiano), da un gruppo di ex democristiani e da una nuova formazione politica, Forza Italia, guidata da Silvio Berlusconi; nello schieramento opposto si collocarono il Partito democratico della sinistra, Rifondazione comunista, Verdi, settori socialisti e altri nuovi movimenti; il terzo gruppo, con posizioni di centro, era denominato Patto per l’Italia, costituito dal Partito popolare e alcune componenti cattoliche minori, provenienti dall’area della sinistra democristiana. Dopo la vittoria elettorale della coalizione moderata guidata da Berlusconi, il capo dello stato, Oscar Luigi Scalfaro, affidò a questi l’incarico di formare il governo. Il nuovo governo non ebbe vita lunga, indebolito dai contrasti interni. Il governo si dimise nel dicembre del 1994. Tra le forze progressiste sconfitte nelle elezioni del 1994 si costituì un’alleanza politica, denominata Ulivo, cui aderirono il PDS e altri gruppi politici di matrice cattolica, laico-liberale, socialista e ambientalista. Dei due schieramenti, uno moderato guidato da Berlusconi, uno riformista con a capo Romano Prodi, fu quest’ultimo a vincere le elezioni del 21 aprile 1996. Fu costituito un governo di centrosinistra, presieduto da Prodi. Alla fine degli anni 90, l'Italia fu tra i paesi promotori della svolta che portò al consolidarsi dell'Unione Europea e all'introduzione dell'euro come moneta unica dell'Unione. Dopo l’estate del 1998 il ritiro del sostegno di Rifondazione Comunista al governo Prodi ne provocò la caduta. Il mandato di costituire un nuovo governo fu affidato a Massimo D’Alema, leader del maggior partito dell’Ulivo. Nel maggio 1999 la presidenza della repubblica fu assunta da Carlo Azelio Ciampi. Nelle elezioni del 13 maggio 2001 il Polo delle libertà conquistò la maggioranza sia alla Camera dei deputati sia al Senato, grazie al successo di Forza Italia. L’11 giugno il neopremier Berlusconi varò il nuovo governo. In seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre contro gli Stati Uniti, il Parlamento italiano approvò un documento del governo a sostegno dell’offensiva militare Enduring Freedom lanciata il 7 ottobre da Stati Uniti e Gran Bretagna contro il regime afghano dei taliban. L’alleanza con l’asse anglo-americano si rafforzò nel 2002, quando il governo italiano aderì, insieme alla Spagna, alla strategia della “guerra preventiva” lanciata da George W. Bush e Tony Blair contro l’Iraq. Nella primavera del 2003 l’Italia concesse agli Stati Uniti l’uso delle basi e dello spazio aereo. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, l’Italia inviò un contingente di circa tremila uomini sotto il comando delle forze di occupazione anglo-americane, in funzione di stabilizzazione. La decisione del governo fu accolta con una protesta di ampi settori della società italiana. La questione irachena alimentò polemiche, che si acuirono dopo l’attentato subito nel novembre 2003 dai carabinieri di stanza a Nassiriyah (che provocò 17 morti militari italiani) e dopo gli attentati dell’11 marzo 2004 a Madrid, che indussero il premier socialista José Luis Zapatero a ritirare le truppe spagnole. Nel 2004 vi furono sequestri in Iraq ai danni di cittadini italiani, tre dei quali furono uccisi dai loro rapitori. Nell'aprile 2005, le elezioni regionali ebbero un esito negativo per la coalizione di governo di centrodestra e Berlusconi formò un nuovo governo. Le elezioni del 9 aprile 2006 si sono concluse con un testa a testa tra le due coalizioni. La coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi si aggiudica la vittoria, superando la coalizione avversaria per 20.000 voti alla Camera e ottenendo al Senato una maggioranza di due seggi. Il 10 maggio, al quarto scrutinio, il senatore a vita ed esponente dell’ex Partito comunista italiano Giorgio Napolitano è eletto alla presidenza della Repubblica.

Assetto politico amministrativo:

L'Italia è una repubblica parlamentare. Al vertice dell’ordinamento è posto il presidente della Repubblica, che è il capo dello stato. Il presidente è eletto ogni sette anni dai membri delle due Camere in seduta congiunta, unitamente a tre delegati per ogni regione (un solo delegato per la Valle d’Aosta), eletti dai rispettivi Consigli regionali; egli può essere rieletto alla scadenza del suo mandato. Egli non può intervenire direttamente nel determinare gli indirizzi politici ed economici del paese, ricopre l’incarico di capo delle Forze armate, presiede il Consiglio superiore della magistratura e può intervenire sia in ambiti che attengono al potere legislativo, sia in ambiti relativi al potere esecutivo. Il presidente della Repubblica sceglie il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di quest’ultimo, nomina i vari ministri.
Il potere legislativo spetta al Parlamento, formato da due Camere, entrambe elette ogni cinque anni a suffragio universale e diretto: la Camera dei deputati conta 630 membri, il Senato 315 senatori eletti. A questi si aggiungono alcuni senatori a vita; sono tali per diritto tutti gli ex presidenti della Repubblica, cui si aggiungono altri senatori nominati dal capo di stato. Bisogna aver compiuto 18 anni per poter eleggere i membri della Camera dei deputati e 25 anni per essere eletti; bisogna avere 25 anni per poter eleggere i membri del Senato e 40 anni per essere eletti.
Il potere esecutivo spetta al governo, formato dal presidente del Consiglio dei ministri e dai vari ministri; per entrare in carica il governo deve ottenere il voto di fiducia del Parlamento. Tra i ministri alcuni sono detti “senza portafoglio”; essi prendono parte alle riunioni e alle decisioni del Consiglio dei ministri, di cui fanno parte, in modo paritario ai loro colleghi “con portafoglio”, ma sono privi di quel complesso di uffici della pubblica amministrazione attraverso i quali si riescono concretamente a mettere in atto sul territorio nazionale i programmi governativi.
Il potere giudiziario è affidato, per la maggior parte, a magistrati di professione, scelti per concorso e retribuiti dallo stato. Spetta al Consiglio superiore della magistratura tutelare l'indipendenza dei giudici dal potere legislativo ed esecutivo, decidere su assunzioni, promozioni, trasferimenti, provvedimenti disciplinari che riguardino i giudici. Il Consiglio superiore della magistratura è eletto ogni quattro anni: due terzi dei membri sono eletti dagli stessi magistrati, un terzo dal Parlamento. Il sistema giudiziario italiano è impostato sull’assunto che l’imputato di qualsiasi reato ha diritto a due processi, a un doppio livello di giurisdizione, di Primo grado e di Appello; è prevista la possibilità di ricorrere a un terzo organo giudicante, la Corte di Cassazione, se si hanno fondati motivi di ritenere che, durante il primo o il secondo grado del processo, siano stati compiuti dai giudici errori di applicazione e interpretazione della legge. Non è in vigore la pena di morte. Alla Corte Costituzionale, formata da 15 giudici (5 nominati dal Parlamento, 5 dal presidente della Repubblica, 5 dalle altre supreme autorità giurisdizionali) che durano in carica per nove anni, è affidata la suprema tutela della Costituzione, cioè il compito di assicurare la conformità alla Costituzione delle varie leggi votate dal Parlamento.

L’Italia è, dal punto di vista amministrativo, ripartita in venti regioni, di cui quindici (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto) sono dette a “statuto ordinario”, mentre cinque (Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta) sono dette a “statuto straordinario”, poiché dotate di ampia autonomia, sia per motivi geografici in quanto aree di frontiera, sia per motivi etnici, culturali e linguistici. Tutte le regioni trovano limiti alla loro attività nei principi giuridici generali dello stato. Le regioni sono ripartite in province; le province sono suddivise in comuni. Lo stato è rappresentato in ogni capoluogo di regione da un commissario del governo, incaricato di funzioni di controllo, e in ogni capoluogo di provincia da un prefetto. Comuni, province e regioni hanno propri istituti: un presidente (il sindaco per i comuni), un consiglio e una giunta esecutiva. Comuni e province rappresentano le comunità locali e ne amministrano le risorse. I sindaci di tutti i comuni sono eletti direttamente dalla popolazione. La capitale dell'Italia è Roma.

 
Caratteristiche geografiche:

L'Italia, stato dell'Europa meridionale, ha una superficie di 301.336 Km² ed è bagnata ad OVEST dal mar Ligure e dal mar Tirreno, a SUD e a SUD-EST dal mar Ionio, ad EST dal mare Adriatico, tutti facenti parte del Mar Mediterraneo. Da ovest a est, la zona settentrionale del territorio confina con la Francia, la Svizzera, l'Austria e la Slovenia, mentre il Vaticano e la Repubblica di San Marino sono due stati all'interno del territorio italiano. Le montagne occupano una vasta porzione del territorio: le Alpi circondano a nord l’Italia; il sistema montuoso inizia a ovest dal colle di Cadibona (435 m) in Liguria e termina al colle di Vrata (879 m) al confine con la Slovenia. Nelle Alpi centroccidentali, che interessano il Piemonte, la Valle d’Aosta e in parte la Lombardia, sono situate le montagne più alte d’Europa, con vette che superano i 4.000 metri e che culminano nei 4.810 m del Monte Bianco. Una serie di rilievi meno imponenti si sviluppa quasi parallela alla parte più interna ed elevata della catena: sono le Prealpi, dalla Lombardia sino al Friuli-Venezia Giulia e assenti nel Piemonte. Dal colle di Cadibona, dove si saldano con le Alpi, hanno inizio gli Appennini, sino all’estrema punta della Calabria. Sono considerati una prosecuzione degli Appennini i rilievi che orlano la Sicilia settentrionale (monti Peloritani, Nebrodi, Madonie). Gli Appennini non toccano in alcun punto i 3.000 metri, culminando nei 2.912 m del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo. Solo in Sicilia con l’Etna si ritrova una montagna che supera i 3.000 metri (3.323 m). I rilievi della Sicilia centrale e meridionale (monti Erei, monti Iblei) e quelli della Sardegna sono costituiti da altipiani e massicci, tra cui i rilievi dell’Iglesiente e il massiccio del Gennargentu, che toccano la massima elevazione dell’isola (1.834 m). Quanto all’attività vulcanica, l’Etna è il maggior vulcano attivo d’Europa; altri vulcani attivi si trovano in due isole delle Eolie, a Stromboli e a Vulcano. Infine il Vesuvio, alle spalle di Napoli, è in fase di quiescenza dopo l’ultima eruzione del 1944. Le pianure si estendono per circa 66.000 km²; 46.000 spettano alla Pianura Padana, una vasta area triangolare affacciata al mare Adriatico e racchiusa tra le Alpi e gli Appennini. La Pianura Padana è solcata dal Po 652 Km, tributario del mare Adriatico, dai suoi affluenti e da altri importanti corsi d’acqua che sfociano direttamente in mare, tra cui l’Adige, il Piave e il Reno. La più vasta pianura italiana dopo la Pianura Padana è il Tavoliere, situata in Puglia, si estende per 3.000 km². L’Italia ha numerosi laghi, i tre più estesi, il lago di Garda (370 km²), il Lago Maggiore (212 km²) e il lago di Como (146 km²), sono situati nella fascia delle Prealpi. Questi laghi hanno una forma allungata, stretta ed una relativa profondità (il lago di Como ha una profondità massima di 410 m, il Garda di 346 m). Gli altri principali laghi sono nella sezione peninsulare, numerosi quelli di origine vulcanica, che occupano antichi crateri di vulcani spenti; essi hanno una forma circolare, una notevole profondità e il livello incostante, dipendente dal regime delle precipitazioni. Quasi tutti i laghi vulcanici sono situati nel Lazio, i principali sono il lago di Bolsena di 114 km², il lago di Vico e il lago d’Albano. In Umbria è situato il quarto lago d’Italia, il lago Trasimeno (128 km²). Infine va ricordato il lago di Varano, in Puglia, che misura 60,5 km².

In Italia si distinguono diverse aree climatiche. Il clima alpino, che si ritrova al di sopra dei 1.000-1.500 metri di quota, è caratterizzato da inverni lunghi e freddi, con temperature medie al di sotto di 0 °C e da precipitazioni nevose; le estati sono brevi e fresche, con temperature medie sui 15 °C. Il clima padano, che interessa la Pianura Padana e le zone collinari circostanti, ha inverni freddi, di poco superiori in media a 0 °C, le estati calde, con temperature superiori a 20 °C, spesso afose nelle pianure ma ventilate nelle aree collinari. Le precipitazioni sono distribuite più o meno regolarmente lungo tutto il corso dell’anno; d’inverno sono frequenti nebbie e nevicate. Il clima appenninico è proprio degli Appennini, degli altipiani e delle conche interposte, con forti differenze tra estati calde e inverni freddi. D’inverno nelle zone più elevate e interne, in Abruzzo e in Molise, sono frequenti le precipitazioni nevose. Il clima litoraneo: sull’Adriatico gli inverni sono freddi, le estati calde e afose e le precipitazioni più scarse di quanto si verifica sui litorali tirrenici e liguri. Sull’Adriatico settentrionale d’inverno giungono con facilità i venti di nord-est, come la bora di Trieste. In Calabria, in Sicilia e in Sardegna è più evidente il clima mediterraneo; gli inverni sono tiepidi e piovosi sulle coste, le estati sono caratterizzate da elevate temperature e prolungate siccità.

 
Lingua:      
ITALIANO (LINGUA UFFICIALE), SARDO, TEDESCO, LADINO, FRANCESE, SLOVENO.
Altro:      
RELIGIONE: CATTOLICA 90%, PROTESTANTE 1%, ALTRO 9%. MONETA: EURO

 

Azioni sul documento