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Tunisia

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Intervento internazionale: sostegno economico diretto in molti paesi del Sud del mondo e collaborazioni con enti locali e organizzazioni internazionali.

Ciss Cooperazione Internazionale Sud Sud 
  
Contattitunisia@cissong.org 

Breve storia del CISS nel Paese:

Il CISS è presente in Tunisia dall'inizio degli anni '90. La scelta di intervenire in questo paese, per un'ONG basata in Sicilia, è stata dettata dalla volontà di confrontarsi direttamente con la realtà del più vicino tra i paesi considerati parte del "sud" del mondo e di verificare e sviluppare, a partire dal confronto con la realtà tunisina, il ruolo della cooperazione internazionale nell'area mediterranea. L'intervento del CISS è stato centrato sin dall'inizio sullo sviluppo rurale integrato, uno dei temi chiave per lo sviluppo del paese e, al contempo, uno degli ambiti d'intervento in cui il CISS, nel corso della sua attività internazionale, ha avuto modo di acquisire maggiore esperienza nei più diversi contesti ambientali e sociali.

 
Fasi storiche fondamentali:

L'attuale Repubblica di Tunisia deriva dal processo di conquista dell'indipendenza di un ex protettorato francese, stabilito nel 1881 su uno dei territori nordafricani dell'allora impero ottomano. Durante la fase coloniale, l'economia tradizionale basata nelle campagne sulla proprietà terriera, nelle città su relazioni tributarie con la campagna, sul commercio e la pirateria navale, è stata trasformata radicalmente, garantendo ai coloni europei e ad una élite tunisina, la proprietà privata della terra. L'agricoltura in epoca coloniale è stata destinata a colture commerciali per il mercato europeo: cereali, vigna, frutta, olivo, colture orticole. La dominazione si fondava inoltre sullo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, in particolare delle miniere di fosfati, indirizzati al mercato europeo, che assumeva un ruolo determinante nell'indirizzare gli investimenti.
All'epoca dell'indipendenza, nel 1956, la Tunisia, che sceglieva il regime repubblicano, era un paese essenzialmente agricolo.
Negli anni 60, subito dopo l'indipendenza, l'agricoltura tunisina subì una fase di collettivizzazione delle proprietà agrarie, con la nazionalizzazione delle terre di colonizzazione e di costituzione forzata di cooperative agricole, che fu abbandonata nel 1969 ma lasciò un forte retaggio di sfiducia nei confronti dello strumento cooperativistico.
Negli anni 70 il paese ha compiuto una netta scelta a favore di un modello di sviluppo basato sulle industrie di trasformazione esportatrici, offrendo notevoli agevolazioni all'impianto di quelle straniere. Tale modello, che era basato sui rendimenti garantiti dalle esportazioni soprattutto minerarie, si è però scontrato con il calo delle esportazioni di fosfati e con le difficoltà di accesso dei prodotti, soprattutto tessili, ai mercati europei durante tutti gli anni 70. I contraccolpi di questa situazione si sono registrati negli scontri sociali del 1978, conclusi con l'arresto dei capi sindacali.
Per effetto della scelta industrialista e della crisi delle campagne, nel 1980, la popolazione non urbana era ormai scesa al 47% del totale, la popolazione attiva in agricoltura si riduceva al 35% del totale e le esportazioni agricole non rappresentavano più che l'8% del totale. Mentre diminuivano i ricavi, anche a causa del mancato avvio di riforme e modernizzazioni del settore agricolo, la copertura della politica industriale veniva a dipendere sempre più dai prestiti esteri. Le difficoltà sopraggiunte nell'approvvigionamento agricolo, unite alle difficoltà di bilancio dello stato derivanti da tale situazione, conducevano nel 1984 alla soppressione dei sussidi alimentari governativi, e i conseguenti aumenti dei prezzi determinarono gravi disordini sociali. Nonostante il ritiro di quegli aumenti, nuovi sacrifici alla popolazione furono imposti in occasione del Piano di Aggiustamento Strutturale, varato nel 1986 sotto l'egida del Fondo Monetario Internazionale. Il "cambiamento politico" del 1987, nel quale Zine El Abdine Ben Alì sostituì l'anziano leader dell'indipendenza Habib Bourguiba a capo dello stato e del partito, conduceva in ad una certa apertura politica accompagnata da una nuova fase di liberalizzazione delle importazioni e di privatizzazioni, sostenute dalla libera convertibilità del dinaro. La fase di apertura alle opposizioni ebbe comunque breve vita. A partire dagli stessi anni, infatti, le difficoltà economiche e sociali di vaste aree della popolazione iniziavano ad esprimersi nella costituzione di movimenti islamici, che vennero repressi con determinazione.
Nel 1990 il paese dipendeva dalle importazioni per il 60% del proprio fabbisogno in prodotti agricoli, ciò ha contribuito ad aggravare il deficit della bilancia delle partite correnti, mentre il servizio del debito estero consumava il 21% delle entrate commerciali. Il paese ha proseguito lungo il modello basato sull'industria di trasformazione e sugli incentivi al capitale straniero, incrementando le misure di esonero fiscale e libero trasferimento dei capitali investiti e degli utili. Allo stesso tempo, le spinte verso lo sfruttamento della risorsa turistica contribuivano allo spopolamento delle campagne, grazie all'attrazione dei centri turistici più ricchi in servizi e di occasioni di lavoro. La struttura della società ne è uscita radicalmente trasformata. Nel 1991 l'agricoltura rappresentava il 18% del PIL, mentre i servizi erano cresciuti a oltre il 50%. In termini di quota sul totale della popolazione attiva si è assistito ad un cambiamento, mentre l'agricoltura rappresentava il 20% circa e l'industria meno del 30%, oltre il 50% era impegnata nel terziario. Il perseguimento dell'apertura commerciale, se crea problemi di concorrenza alle industrie locali, non sembra riuscire sempre nell'obiettivo di attrarre capitali: gli investimenti stranieri sono in diminuzione nell'agro-alimentare, nelle industrie meccaniche ed elettroniche e buona parte di tali investimenti sono diretti all'acquisizione delle imprese pubbliche che vengono privatizzate. In quegli anni, infatti, per scelte di "liberalizzazione" e deregolamentazione corrispondenti alla filosofia dei piani del Fondo Monetario, che il governo tunisino applica come proprie scelte politiche, decine di imprese pubbliche del tessile, turismo, cementifici, trasporto merci sono state cedute.
Nel 1995 la popolazione non urbana è scesa al 44%, mentre oltre un milione di tonnellate metriche di cereali l'anno hanno sono state importate in quegli anni. Tuttavia, secondo i dati ufficiali, gli anni 90 hanno ribaltato le tendenze economiche del paese: si è assistito ad alti tassi di crescita in termini di PIL, ad un aumento delle esportazioni (tessile, turismo, petrolio) e il 1992 è stato un anno record per la produzione agricola. Questi risultati rischiano di essere messi in difficoltà a seguito della progressiva applicazione dei nuovi accordi di liberalizzazione: l'entrata in vigore dell'accordo di libero scambio con l'Unione Europea, firmato nel luglio 1995, e gli accordi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, di cui la Tunisia è membro fondatore. Le entrate doganali derivanti dalle esportazioni verso la U.E (che è il primo partner commerciale del paese) sono state sottoposte a forte riduzione, mentre il settore manifatturiero interno ha subito una accresciuta concorrenza.
Nel 1999 il presidente Ben Alì è stato rieletto per un nuovo mandato, in elezioni formalmente pluraliste ma fortemente condizionate da un potere molto accentrato che riesce facilmente a controllare i consensi, anche tramite i limiti strettissimi imposti alla stampa e la persecuzione dei potenziali oppositori.
La morte di Bourguiba nell'aprile 2000 ha prodotto manifestazioni di malcontento e aperto dissenso contro il regime di Ben Ali, e da allora la gente ha ripreso a esprimere apertamente delle critiche contro il potere, contro la censura, la mancata libertà di stampa, la corruzione politica e a difendere la democrazia e i diritti umani.
Nel maggio 2002 un referendum ha dato l'avallo alla riforma costituzionale richiesta dal presidente, che rafforza la relazione tra potere esecutivo e potere legislativo, adotta il sistema elettorale a due turni, crea la Camera dei consiglieri, affiancata alla Camera dei deputati. La riforma permette al presidente di concorrere per altri due mandati: la Costituzione precedente impediva a Ben Ali di ricandidarsi alla fine del terzo mandato, nel 2004. Nell'ottobre 2004 Zine el Abidine Ben Ali ha ottenuto il quarto mandato presidenziale, che gli assicura il governo del paese per altri cinque anni. Il principale candidato dell'opposizione ha ottenuto appena lo 0,95% dei voti e ha sollevato forti dubbi sulla regolarità delle consultazioni.


Assetto politico amministrativo:

La Costituzione del 1959 disegna una Repubblica Presidenziale inizialmente a partito unico, basata sulla separazione dei poteri e sul suffragio universale. Istituzioni principali sono il Presidente della Repubblica, eletto a suffragio diretto per 5 anni; l'Assemblea Nazionale (163 membri eletti per 5 anni a suffragio diretto), che condivide con il presidente l'iniziativa delle leggi; il Consiglio dei Ministri che è nominato dal Presidente.
Dal punto di vista amministrativo la Tunisia è suddivisa in Governatorati, a loro volta suddivisi in Delegazioni, che hanno un'ulteriore sottodivisione nei "settori", quartieri urbani o zone extraurbane. Ogni settore extraurbano può raggruppare diversi douar, gli insediamento tradizionali di villaggio.
La capitale della Tunisia è Tunisi.


Caratteristiche geografiche:

La Tunisia, stato dell'Africa settentrionale, ha una superficie di 164.191 Km² e confina con Algeria ad OVEST e Libia a SUD-EST. Il mare Mediterraneo bagna circa il 40% dei confini, con Sardegna e Corsica situate a nord, e Malta e Sicilia al largo della costa nordorientale. Il monte principale è il Gebel Chambi 1544 m e tra i fiumi che la attraversano solo la Medjerda e alcuni oued della parte settentrionale hanno un regime perenne e possono quindi essere utilizzati per l'irrigazione.
L'isola principale del paese è Djerba, 514 Km².

La Tunisia settentrionale gode di un clima mediterraneo, con estati calde e asciutte (giugno-agosto) e inverni miti e piovosi (dicembre-febbraio). A Tunisi, le temperature massime raggiungono i 32°C e non scendono mai al di sotto dei 6°C. Le montagne del versante nordoccidentale vedono qualche sporadica nevicata, mentre tanto più si scende verso sud, tanto più il clima si fa caldo e asciutto. La piovosità annua passa da 1000 mm nel nord a 150 mm nel sud, ma in alcune aree del Sahara la pioggia non scende per anni e anni. I monti della Kroumirie nel nord-ovest registrano la maggior quantità di precipitazioni e una forte concentrazione di sugheri e lecci sempreverdi. Nelle piccole piane del Tell si incontrano macchie di pini d'Aleppo, mentre nella foresta di Acacia raddiana del Parco nazionale di Bou Hedma si osservano le ultime tracce della savana cancellata dal Sahara. Man mano che si scende verso sud la vegetazione cede il passo al deserto e alle sporadiche oasi.
 
Lingua:      
ARABO (LINGUA UFFICIALE), FRANCESE
Altro:      
RELIGIONE: MUSULMANA 99%. MONETA: DINARO TUNISINO.

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