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Uruguay

Intervento internazionale: sostegno economico diretto in molti paesi del Sud del mondo e collaborazioni con enti locali e organizzazioni internazionali.

Breve storia del CISS nel Paese:

Il CISS è presente in Uruguay dai primi anni 90, con progetti dalla durata di un anno, nei seguenti settori: istruzione, formazione, genere, acqua e igiene ambientale, allevamento.
I beneficiari degli interventi sono stati: bambini e adolescenti, abitanti delle zone rurali del paese, giovani donne, allevatori.
Il CISS ha collaborato per la realizzazione dei progetti con i seguenti partner locali: la Federazioni delle istituzioni popolari di educazione iniziale, che raggruuppa le 60 scuole materne di tutto il paese; il Comitè de los derechos de los niños, che raggruppa le 23 organizzazioni della società civile che lavorano nel settore dell’infanzia; l'Instituto de Educaciòn popular "El Abrojo"; il Ministero dell'industria dell'Uruguay; la Direciòn Nacional de Mineria y geologia; l'Organizaciòn San Vincente.

 
Fasi storiche fondamentali:

La regione fu anticamente abitata da indios. Il primo insediamento permanente fu creato nel 1624 dagli spagnoli. Tra il 1680 e il 1683 coloni portoghesi fondarono insediamenti lungo il Rio de la Plata. Nel 1723 la Spagna reagì all’occupazione portoghese, colonizzando la Banda Oriental, i territori posti a est del fiume Uruguay. La rivalità tra spagnoli e portoghesi durò fino al 1777, quando il trattato di San Ildefonso assegnò la regione alla Spagna.
Nel 1810 ai moti nazionalisti di Buenos Aires si unirono i piccoli proprietari terrieri e i senzaterra della Banda Oriental, guidati da José Gervasio Artigas. Questi, dopo aver espulso il governatore spagnolo da Montevideo, costituì un governo nazionale, avviò un programma di riforme sociali e in ambito agrario e confiscò i latifondi, distribuendo le terre tra gli indios e i gauchos. Contro il suo governo nel 1816 si scagliarono spagnoli e portoghesi, i quali nel 1820 sconfissero Artigas costringendolo a riparare in Paraguay. Il procuratore del governo Bernardo Bustamante restaurò l’ordine, abolì le riforme e restituì le terre all’oligarchia; l’Uruguay fu annesso al Brasile con il nome di Provincia Cisplatina. Nel 1825 i Treinta y Tres Orientales capeggiati da Juan Antonio Lavalleja guidarono la rivolta contro il dominio portoghese e in agosto proclamarono l’indipendenza del paese. Al termine della guerra tra Argentina e Brasile (1825-1828), gli inglesi imposero al Brasile di riconoscere l’indipendenza della Repubblica Orientale dell’Uruguay, la cui Costituzione entrò in vigore nel 1830. La caccia agli indios lanciata dal primo presidente Fructuoso Rivera portò allo sterminio degli ultimi charrúa. Questi anni furono caratterizzati sia da tensioni ai confini con Brasile e Argentina, sia dai conflitti interni tra il partito dei colorados e quello dei blancos. Nel 1839 tra i due partiti scoppiò un violento conflitto civile, che raggiunse il culmine nei nove lunghi anni in cui Montevideo fu assediata dalle forze dei blancos sostenute dall’Argentina. La guerra civile terminò nel 1852 a favore dei colorados grazie al sostegno del Brasile. La lotta tra le due fazioni si riaprì, con episodi sporadici nel 1855, ma a partire dal 1865 la guida del paese rimase per circa un secolo nelle mani dei colorados. Tra il 1865 e il 1870 l’Uruguay del presidente Flores prese parte con Brasile e Argentina alla guerra della Triplice alleanza contro il Paraguay.
All’inizio del XX secolo i blancos divennero il partito conservatore, forte nelle zone rurali e appoggiato dal clero, mentre i colorados il partito riformista. Principale interprete di questo indirizzo fu (1903-1915), il presidente José Batlle y Ordóñez, che riformò lo stato sociale: fu abolita la pena di morte, venne garantita l’istruzione elementare gratuita, fu ammesso il divorzio e ridotta la giornata lavorativa. Nel 1917, durante la prima guerra mondiale, il governo ruppe le relazioni con la Germania e confiscò, a favore degli Usa, le navi tedesche nel porto di Montevideo. Nel 1919 fu introdotta una nuova Costituzione, che decretò la divisione del potere tra il presidente e un esecutivo collegiale (Consiglio nazionale amministrativo) e comprendente rappresentanti di entrambi i partiti, sancendo la separazione tra Stato e Chiesa.
Nel 1933 Gabriel Terra, eletto presidente nel 1931, sciolse con un colpo di stato governo e Parlamento e incaricò un’Assemblea costituente di redigere una Costituzione, in vigore fino al 1942 quando fu ripristinata la democrazia. Durante la seconda guerra mondiale l’Uruguay troncò ogni relazione diplomatica, finanziaria ed economica con le potenze dell’Asse; nel 1945 dichiarò guerra a Germania e Giappone e aderì alle Nazioni Unite. Nell’immediato dopoguerra si succedettero alla presidenza i colorados Tomás Beretta, Luis Batlle Berres e Andrés Martínez Trueba. Nel 1952 Trueba sostenne un emendamento costituzionale, approvato l’anno seguente, che sopprimeva la presidenza e ripristinava il consiglio collegiale.
Negli anni 50 il calo del prezzo della lana e la diminuzione delle esportazioni di carne determinarono una grave crisi economica. Nel 1958 i blancos ottennero la maggioranza parlamentare, grazie anche al sostegno dei piccoli proprietari terrieri. Il nuovo governo inaugurò un severo programma economico, provocando malcontento e agitazione sociale. I blancos rimasero al potere fino al 1966, anno in cui, in accordo con i colorados, ripristinarono il sistema presidenziale. Le elezioni del novembre segnarono il ritorno dei colorados al potere con la vittoria di Oscar Gestido che tentò invano di sanare l’economia e bloccare la svalutazione della moneta. La politica anti-inflazionistica fu portata avanti anche dal successore Jorge Pacheco Areco, ma suscitò un forte malcontento sociale, alimentato dalle organizzazioni dell’estrema sinistra e dal gruppo guerrigliero dei tupamaros. Per arginare le tensioni del paese, il governo ricorse a misure di sicurezza: nel 1969 le violente manifestazioni seguite alla visita del diplomatico statunitense Nelson Rockefeller costrinsero il presidente Pacheco a imporre lo stato d’assedio. Nel 1971 fu eletto presidente il colorado Juan María Bordaberry, che ricorse alle forze armate per debellare il fenomeno della guerriglia. Nel 1972 nel paese fu dichiarato lo stato di guerra fino all’11 luglio e fu sospesa ogni garanzia costituzionale fino al 1973; in agosto fu lanciata una massiccia campagna militare contro la guerriglia dei tupamaros. Nel 1972 si moltiplicarono gli scioperi contro la politica di restrizioni economiche e i tagli alle spese sociali attuata dal governo. Il paese rimase sull’orlo della bancarotta economica, l’inflazione aumentò e la moneta venne svalutata.
Nel 1973, con un colpo di stato, le forze armate assunsero il potere, lasciando Bordaberry alla presidenza. Egli sciolse il Parlamento, sostituendolo con un Consiglio di stato composto da 25 membri, in prevalenza militari. La Confederazione nazionale del lavoro (CTN) convocò uno sciopero generale, represso nella violenza dalle forze armate; le organizzazioni sindacali e i partiti della sinistra furono dichiarati illegali. I militari estesero il loro controllo sulla maggior parte delle istituzioni del paese, instaurando una dittatura.
Nel 1976 Bordaberry venne deposto dalle forze armate. Un Consiglio nazionale controllato dai militari nominò alla presidenza Aparicio Méndez. Negli anni seguenti migliaia di membri del sindacato e delle forze della sinistra vennero arbitrariamente arrestati, molti furono torturati e uccisi. Nel 1980 tornarono alla legalità i partiti dei colorados e dei blancos. Nel 1981 fu nominato alla presidenza con un mandato a termine il generale Gregorio Alvarez. Le elezioni del 1984 segnarono la vittoria di Julio María Sanguinetti, esponente dei colorados, che formò un governo di unità nazionale. Nel 1990 l’Uruguay aderì alla zona di libero scambio con Brasile e Argentina. La politica imposta dalla Banca mondiale, che prevedeva un taglio della spesa e dei posti di lavoro pubblici e la privatizzazione delle imprese pubbliche, causò un’ondata di proteste. Nonostante la diffusa opposizione, la strategia neoliberista venne intensificata dal presidente blanco Luis Alberto Lacalle, eletto nel 1989.
Alla fine del 1994 Sanguinetti riconquistò la presidenza del paese. Nel 1997 il Parlamento approvò alcune modifiche costituzionali, conferendo al presidente maggiori poteri. Nelle elezioni del 1999 Convergenza Progressista diventò il primo partito uruguayano e il suo candidato alla presidenza Tabaré Vazquez Rosas fu sconfitto al secondo turno dal colorado Jorge Batlle Ibáñez. Preoccupato per la crisi in cui versava il paese, Batlle favorì la ripresa del confronto politico tra governo e opposizione. Il nuovo clima politico portò alla ripresa del dibattito sul periodo della dittatura militare; nel 2000 fu istituita una commissione con il compito di fare chiarezza sui crimini commessi durante il regime militare.
Le elezioni amministrative del 2000 registrarono una battuta di arresto dei due partiti storici e l’affermazione della coalizione di sinistra. Dallo stesso anno il paese entrò in recessione, investito dagli effetti della crisi economica che colpì Brasile e Argentina, suoi principali partner commerciali. La crisi raggiunse il culmine nel 2002, con il fallimento del sistema bancario e l’esplosione di violente rivolte a Montevideo, solo l’apertura di credito degli Stati Uniti e del Fondo monetario internazionale salvò il paese dalla bancarotta.
Contestato dalle opposizioni di sinistra e indebolito dalle dimissioni dei ministri blancos, Battle subì una nuova sconfitta nel 2003, quando la privatizzazione del settore petrolifero fu respinta a grande maggioranza da un referendum.
Le elezioni di ottobre 2004 hanno posto fine alla supremazia politica dell’oligarchia colorada e blanca e confermato l’ascesa della coalizione di sinistra Convergenza Progressista, che è diventato il primo partito a livello nazionale e ha conquistato la presidenza con il suo candidato Tabaré Vazquez Rosas e la maggioranza dei seggi dell’Assemblea nazionale.

 
Assetto politico amministrativo:

In base alla Costituzione del 1966, l’Uruguay ha una forma di governo repubblicana, con un presidente eletto a suffragio diretto ogni cinque anni e un’Assemblea generale, anch’essa rinnovata ogni cinque anni e composta da una Camera dei deputati (99 membri) e da un Senato (31 membri).
La corte di grado più elevato è la Corte di giustizia, composta da cinque membri nominati dall’esecutivo ogni cinque anni; il sistema giudiziario si compone inoltre di corti amministrative, civili, penali e dipartimentali.
La scena politica è stata dominata per quasi due secoli, a partire dall’indipendenza, da due forze: il Partido Colorado (espressione dell’oligarchia commerciale) e il Partido Blanco (cattolico e conservatore, espressione dell’oligarchia agraria). Dalla fine degli anni 80 è andata affermandosi una terza forza, la coalizione di sinistra chiamata Convergenza Progressista, che raccoglie socialisti, comunisti, indipendenti e membri del movimento dei tupamaros.
L’Uruguay è diviso in 19 dipartimenti amministrativi, ognuno dei quali è governato da un responsabile designato dal governo centrale. Oltre alla capitale Montevideo, principale porto e centro economico del paese, i centri urbani di maggior rilievo sono Salto, importante per il commercio, il traffico fluviale e l’industria di salatura e confezionamento delle carni, e Paysandú, porto fluviale e centro industriale specializzato nella produzione della carne.

 
Caratteristiche geografiche:

L'Uruguay è il più piccolo paese ispanico del continente americano, ha una superficie di 176.215 Km² e confina con il Brasile a NORD-EST e con l'Argentina OVEST. A sud si affaccia sull'ampio estuario del Río de la Plata, mentre la costa orientale è bagnata dall'Oceano Atlantico. L'ondulato territorio del paese comprende due modeste catene, la Cuchilla de Haedo e la Cuchilla Grande. Il monte principale è il Cerro Catedral 514 m.
A ovest di Montevideo il suolo si fa pianeggiante, mentre a est si estendono spiagge, dune e promontori. Cinque fiumi attraversano il paese da est a ovest per sfociare nel Río Uruguay 500 Km tratto uruguayano (totale 1770 Km). L'altro fiume importante è il Rio Nero 698 Km (totale, compreso tratto brasiliano). Il lago principale è il Lagoa Mirim 2970 Km² (totale, compresa parte brasiliana).
La vegetazione del paese è costituita prevalentemente da praterie e le foreste sono limitate unicamente alle sponde dei corsi d'acqua. Nel sud-est, lungo il confine con il Brasile, è presente qualche traccia di savana con palme.

Il clima è temperato per tutto l'anno. In inverno la temperatura si aggira tra i 10 e i 16 °C, mentre in estate è compresa tra i 21 e i 28 °C. Le precipitazioni sono distribuite uniformemente nel corso dell'anno e in media non superano la quantità di 1 m in tutto il paese.

 
Lingua:      
SPAGNOLO (LINGUA UFFICIALE)
Altro:      
RELIGIONE: CATTOLICA 56%, NON RELIGIOSI/ATEI 38,5%, PROTESTANTE 2%, ALTRO 3,5%. MONETA: PESO URUGUAY

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