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Diario dal Mediterraneo - Quarto giorno a Tunisi, inizia un vasto programma di attività.

di Margherita Maniscalco, CISS - 25 marzo 2015

Ha inizio un vasto programma di attività autogestite proposte dalle numerose associazioni e reti che hanno preso parte all’iniziativa.

“Le reti ed il ruolo delle donne nei processi democratici dei propri paesi” è il titolo dell’incontro promosso dalla Coalition pour les Femmes de Tunisie che oggi raccoglie più di 40 associazioni che operano in diversi campi con l’obiettivo comune di sostenere i diritti delle donne.
La rete si è creata all’indomani della rivoluzione, inizialmente composta da 15 associazioni; oggi il collettivo è ben più ampio. In una prima la Coalizione si è fatta promotrice di iniziative rivolte in particolare ai giovani, per educarli ad una cittadinanza attiva e democratica, al rispetto dei diritti umani ed al riconoscimento dei diritti delle donne.
Le rappresentanti dell’associazione ci raccontano la difficoltà del lavoro comune proseguito nel tempo ed i risultati raggiunti attraverso un lavoro di rete. La presidente di una delle associazioni aderenti alla coalizione ci racconta l’esperienza dei bilanci di genere introdotti recentemente nella regione di Gafsa.
Una testimonianza molto forte proviene dall’associazione curda “Kurdish Women’s Relations Offic – REPAK”, espressione di un forte senso d’isolamento sofferto dalle rappresentanti dell’associazione ma, al contempo, espressione di una grande forza politica in grado - nel giro di pochi anni – di portare un cambiamento concreto nel paese.

E ancora le donne al centro del dibattito “The rights of lesbian women – Policies, practices and strategies for change: the case of Palestine”.
Ascoltiamo con interesse i contributi delle rappresentanti di tre associazioni impegnate in primo campo per la difesa dei diritti legati alla sfera della sessualità in Palestina; sullo sfondo dei diversi interventi una consapevolezza comune espressa efficacemente dalla presidente dell’Arab Forum for Sexuality Education and Health: le donne palestinesi devono portare avanti una duplice battaglia; devono lavorare part time contro l’occupazione israeliana, e l’altra mezza giornata devono intraprendere una lotta per la difesa dei diritti della sfera individuale. Per discutere di sessualità sembra ci sia poco spazio nel paese, eppure l’Arab Forum - attraverso 15 anni di attività – è riuscito a realizzare una campagna informativa nelle scuole rivolta a studenti, insegnanti e genitori e rompendo numerosi tabù. Il secondo intervento è dell’associazione femminista Kayan.
L’associazione ASWAT (Palestinian Gay Women) opera anch’essa nella città di Haifa, in Israele, raccogliendo le istanze del movimento LGBTQ nel suo complesso…un movimento inclusivo per contrastare l’esclusione. La rappresentante di ASWAT ci racconta come spesso i palestinesi LGBTQ siano soggetti ad una duplice discriminazione: discriminati perché considerati diversi ma anche molto spesso accusati di collaborazionismo con Israele; tali accuse sono soprattutto frutto dei risultati delle campagne di pinkwashing sostenute da moli gruppi liberali israeliani, che attaccano la cultura patriarcale palestinese in modo improprio, per discriminare e contrastare il popolo palestinese nel suo complesso.

Prendiamo parte anche a dei workshop promossi da organizzazioni giovanili provenienti da diversi paesi della sponda sud del Mediterraneo.
“Educazione alla cittadinanza e solidarietà internazionale: un impegno a lungo termine” è il titolo dell’evento organizzato dal Teacher Creativity Center. L’Egyptian Social Forum for Youth-ESFY ha promosso un seminario dedicato ai “Movimenti giovanili e il cambiamento nell’area Mediterranea”. L’associazione ha sottolineato in particolare l’importanza dei social network e dei bloggers per la creazione di sinergie tra diversi attori poi scesi in piazza per manifestare contro il governo; uno strumento di informazione alternativa necessario per superare l’autocensura dei media convenzionali sono stati inoltre uno strumento di aggiornamento continuo per i partecipanti per comunicare la logistica degli eventi. I membri del forum egiziano raccontano però di una recrudescenza dei controlli per limitare la libertà di azione dei blogger e dei social network; raccontano di un clima post-rivoluzione difficile per ciò che riguarda la libera espressione individuale e l’organizzazione di movimenti.

Portando un nostro contributo, nel pomeriggio prendiamo parte all’evento organizzato da Libera dedicato alla “Tratta di Esseri Umani e le nuove mafie”. Interviene il CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Mediterranean Hope, Ardepte (Tunisia) e la famiglia Comboniana. Una nuova occasione per noi molto importante per condividere uno spazio di analisi e di azione per affrontare la problematica attraverso un lavoro di rete, tra le due sponde del mediterraneo e non solo.

Forum Sociale Mondiale Tunisi 2015