Diario dal Mediterraneo - Libres.... .jusqu'à quand? (Tunisia)
di Rossella Angotti - 16 aprile 2012
Durante il mio periodo di vita in Tunisia, mi è capitato spesso di percorrere il tratto di strada che da Kairouan conduce a Tunisi e mille volte, entrando nella città, mi sono imbattuta nello stesso cartello pubblicitario che recitava: "Libres.... jusqu'à quand?". E' un interrogativo che continuo a pormi e che gli eventi degli ultimi due mesi non fanno che rendere profondamente attuale.
L''inizio del nuovo anno è stato particolarmente caldo e ha visto il paese diviso in due parti: una vera e propria bipolarizazzione della società tunisina, che sta diventando ogni giorno più marcata. Da una parte si trovano i sostenitori di una politica islamizzata, che ricercano e riaffermano la propria identità musulmana; divisi al loro interno fra sostenitori del partito di maggioranza relativa Ennahda, al governo, e salafiti, sostenitori dell'introduzione integrale della Shaaria (1) nel diritto tunisino. Dall'altra vi sono i "progressisti" (2) che chiedono la separazione della politica dalla religione e che temono il rigore morale attualmente in voga e le derive degli estremisti religiosi.
A questi bisogna aggiungere un terzo gruppo (3): sono i cittadini che non si riconoscono in nessun partito e che non partecipano al dibattito fra le due parti, non sono interessati alle questioni identitarie ma piuttosto a risoluzioni pratiche che possano migliorare le loro condizioni di vita, quali maggiore accesso al lavoro e prospettive per il futuro sviluppo del paese.
Il mese di marzo si apre con l'ennesima provocazione da parte dei salafiti che, dopo l'attacco a Nessma tv per l'affare Persepolis, il Califfato di Séjenene, le ripetute violenze verbali e fisiche nei confronti di loro connazionali e l'occupazione dell'università della Manouba, hanno sostituito la bandiera nazionale, sul tetto della facoltà, con lo stendardo nero denominato El- Raya che riporta i versetti della chahada -la dichiarazione di fede dei musulmani- aggredendo la sola ragazza che ha avuto il coraggio di difendere l’emblema nazionale e suscitando lo sdegno generalizzato dei tunisini.
L'8 marzo, giorno della "festa della donna" gli anti-islamisti (o progressisti) sfilano sull'Av. Bourguiba per manifestare contro una futura Costituzione che evochi la Shaaria come fonte di diritto e che limiti le libertà acquisite con il codice dello statuto personale. E' un segno molto forte che non passa senza replica da parte dei salafiti che, qualche giorno dopo sfilano in 4.000 sulla stessa Avenue.
Le tensioni sono forti ma il Presidente Moncef Marzouki nel suo discorso del 20 marzo per la festa dell'indipendenza cerca di richiamare l'attenzione di entrambe le parti verso la via del dialogo e del rispetto reciproco: "La nation ne saurait se construire d'une seule couleur ni d'une seule matière, elle est diverse et plurielle par essence".
Gli eventi del 25 marzo, giornata conclusiva del festival mondiale del teatro, dimostrano però che le parole di Marzouki non hanno sortito gli effetti sperati. Sull'avenue di Tunisi dovevano aver luogo diversi eventi culturali ma è stato deciso di autorizzare allo stesso tempo una manifestazione dei salafiti, a pochi metri di distanza. In seguito alle violenze di quella giornata, dal 28 marzo è imposto il divieto di manifestazione sull'avenue Habib Bourguiba.
In risposta, migliaia di persone sono scese in piazza rivendicando il loro diritto a manifestare liberamente e pacificamente e contro un divieto ingiusto, perchè provocato dall'odio e dalla violenza dei salafiti e da una stupida decisione del ministero dell'Interno ad autorizzare due eventi concomitanti.
In risposta, le violenze e le cariche della polizia sono state dure.
Intanto, durante i primi giorni di aprile le famiglie dei “feriti della Rivoluzione” (i rapporti dell'ONU parlano di 300 morti e 700 feriti a partire dal 17 dicembre 2010) scendono in piazza più volte per recarsi di fronte al Ministero dei diritti dell'uomo e costantemente sono caricate dalle forze dell'ordine. Il Governo perde tempo dibattendo su a chi dare lo statuto di martire o di ferito della Rivoluzione, a quale data fermare il conteggio e di che numeri si parla. Un decreto legge del 24 ottobre fissa un periodo per gli indennizzi fino al 19 febbraio 2011. La commissione d'inchiesta ha dichiarato di aver ricevuto circa 3.000 dossier e i tempi sono lentissimi.
Il 9 aprile, giorno dei martiri del 1938, rappresenta un giorno nero per la transizione democratica in Tunisia. L'immagine delle forze dell'ordine che reprimono duramente i manifestanti mentre i rappresentanti del Governo assistono in giacca e cravatta alla cerimonia ufficiale tradizionale al cimitero dei martiri di Sijoumi, richiama alla memoria le pratiche del passato.
Procedendo con ordine, nei giorni precedenti il 9 aprile, il Governo aveva mantenuto il divieto di manifestare sull'Av. Bourguiba, ma la società civile e i partiti di opposizione avevano deciso di sfidare il divieto e di sfilare accanto ai giovani disoccupati e alle famiglie dei feriti della rivoluzione che erano stati duramente malmenati nelle manifestazioni dei giorni precedenti. Al V Congresso unificatore del PDP, Maya Jribi (4) aveva già rifiutato l'idea di ritornare alle "manifestazioni ufficiali sull'Av. Mohamed V", simbolo di quelle autorizzate dal regime Ben Alì.
Durante tutta la settimana precedente, un grande lavoro di preparazione era stato svolto sui social network per il coordinamento di quella che si presagiva una grande giornata. La vigilia era stato trovato un accordo con il Ministero dell'Interno per sfilare alle ore 10,00 su una via parallela alla Mohammed V, ma i militanti non cedono e ci si accorda per raggiungere l'Av. Bourguiba un'ora dopo.
Intanto la mobilitazione cresce: arrivati all'Av. Bourguiba, un altro corteo proveniente da Place Mohamed Alì si aggiunge alla marcia e si uniscono perfino dei passanti, in modo spontaneo. Ma è proprio su questi ultimi che si accanisce la prima raffica di violenza della polizia in tenuta anti-sommossa che, approfittando della disorganizzazione di queste centinaia di persone, le disperde coi manganelli.
E' chiaro fin da subito quali siano gli ordini impartiti: rastrellamenti per le strade, manganellate pesanti, lacrimogeni ad altezza d'uomo. Tutto è programmato per sabotare la manifestazione: dalla circolazione delle auto fermata all'ultimo istante, all'assenza di inquadramento del corteo da parte della polizia, come era stato per altre manifestazioni autorizzate in passato. Al momento in cui i due gruppi si congiungono, sono più di 3.000 le persone scese in piazza.
Arrivati all'ingresso dell'Avenue i manifestanti, per quanto pacifici, sono dispersi a colpi di manganello e con lanci di gas lacrimogeni. La violenza delle forze dell'ordine non risparmia nessuno, né giornalisti né leaders dell'opposizione tra cui Fadhel Moussa e Ibrahim Kassass (5).
A rendere più inquietante la ferocia della repressione è la presenza di un gruppo di miliziani in tenuta sportiva e barbuti che aiutano la polizia ad inseguire i manifestanti in fuga per le strade laterali e, in alcun casi, fin nelle loro auto, per ferirli a lanci di pietre. Sono in molti a ritenere che questo gruppo sia composto da salafiti o da militanti vicini al partito Ennadha (6).
L'UGTT denuncia vivamente "la politica repressiva della polizia" e le aggressioni a manifestanti da parte di gruppi sospetti, chiede l'apertura di "un'inchiesta per smascherare gli aggressori e sanzionarli per evitare che il paese entri in una spirale di violenza". Il sindacato dichiara, inoltre, che le manifestazioni del 1 maggio si terranno sull'avenue.
Il 10 aprile, per protestare contro le violenze delle forze dell'ordine incorse nella giornata precedente, alcuni deputati tra cui Iyed Dahmani, Issam Chelbi, Maya Jribi, Néjib Chebbi, Ibrahim Kassass organizzano una marcia pacifica che sfila sull'Av. Bourguiba partendo da place Ibn Khaldoun per fermarsi davanti al Ministero dell'Interno. I cordoni polizieschi vengono tolti affinché i cittadini tunisini possano manifestare liberamente. I deputati sono invitati ad entrare al Ministero per le negoziazioni, mentre alti gradi delle forze dell'ordine, dopo diversi avvertimenti, danno ordine di disperdere il resto del corteo con lanci di lacrimogeni. Resta, comunque, una giornata molto significativa perché sancisce la volontà del popolo tunisino a battersi per salvagualdare un diritto già acquisito: la possibilità di manifestare pacificamente e liberamente.
L'11 aprile 2012 il divieto di manifestare sull'Av. Bourguiba durato 15 giorni viene tolto, in seguito ad una decisione del Consiglio dei ministri. Commercianti e ristoratori della zona sono contro la decisione ma il Ministro dell'Interno, Ali Larayedh, precisa, in un comunicato stampa, che le manifestazioni d'ora in poi saranno organizzate meglio per evitare atti vandalici sulle attività dei commercianti. Saranno inoltre istallate delle telecamere sull'av. Bourguiba per sorvegliare atti di violenza da parte di manifestanti o delle forze dell'ordine. Nel frattempo Ennadha, attraverso la voce di Rached Gannouchi, rigetta ogni "forma di violenza...chiunque ne sia l'autore: polizia o manifestante" e smentisce i legami tra i gruppi di civili che avevano appoggiato le forze dell'ordine il 9 aprile e il partito.
Sembra essere tornata la calma, come sempre succede in questo paese dal 14 gennaio 2011, ma si tratta di una calma apparente: le tensioni tra le parti restano, la sfiducia nei confronti di un Governo repressivo e inconcludente è sempre più diffusa, la paralisi economica del paese e il tasso di disoccupazione si fanno sempre più preoccupanti. Si teme fortemente per la libertà di espressione dato che il programma del Governo, presentato all'Assemblea Costituente dal Primo Ministro Hammadi Jbali, non è dei più promettenti.
Il documento prevede, infatti, la ristrutturazione dell'Agenzia Tunisina di Internet, la creazione di un quadro legislativo che regolamenta internet in Tunisia e la creazione di un sistema giuridico per i crimini commessi sul web e, allo stesso tempo, annuncia la formazione di un comitato di esperti e di specialisti in comunicazione che si occuperanno del "sistema di sicurezza" di internet in Tunisia. Questo comitato di esperti sarà formato dai Ministeri dell'Interno, della Giustizia, della Difesa e delle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione. In realtà, questo stesso sistema di sicurezza del Web tunisino, in epoca Ben Ali, faceva capo in parte al Ministero degli Interni ed era parte integrante della grande macchina di censura del Web (Ammar 404) e del controllo delle attività dei cyberdissidenti al regime. Fino ad adesso, purtroppo, non è stato diffuso nessun dossier, da parte del Ministero dell'Interno, per svelare le attività di questa cellula o i nomi delle persone che vi lavoravano congiuntamente con l'RCD (ex partito al potere) e l'Agenzia Tunisina delle Comunicazioni Esterne (ATCE). I giovani tunisini guardano con sospetto questa proposta che potrebbe portare ad un ritorno alla censura nelle stesse forme e attraverso gli stessi attori del passato.
Secondo un sondaggio di Sigma Conseil, sei mesi dopo le elezioni dell'assemblea Costituente (23 ottobre 2011) è lo scetticismo a prevalere. Il partito di maggioranza Ennadha è sollecitato su due fronti: l'esercizio del potere e la preparazione della nuova costituzione. Fatica, tuttavia, a gestire un'opposizione eterogenea, una società civile dinamica e una frangia di salafiti ormai in rottura, sia col Governo che con le forze dell'ordine.
Ennadha con il suo doppio linguaggio ha neutralizzato i suoi due alleati: Ettakatol ha perso sostanza e credibilità mentre il CPR (Congrès Pour la République) si è diviso in due parti: pro-islamisti e democratici. Per quel che riguarda i partiti d'opposizione: Afek Tounes, il Partito Democratico Progressista (PDP) e Ettajdid (ex partito comunista) hanno deciso di riunirsi in un unico fronte le « Parti républicain» mettendo insieme tutte le formazioni progressiste, come raccomandava l'Ex primo ministro a interim Caid Essebsi. Politicamente significativa è, invece, l'intesa tra l'Union General Tunisienne du Travail (UGTT) e l'Union Tunisienne de l'Industrie, du Commerce et de l'Artisanat (UTICA, patronato); una vicinanza che peserà molto sulle prese di posizione del governo.
La società civile emerge e mobilita l'opinione pubblica, beneficiando dei finanziamenti delle Organizzazini Non Governative mentre i media si battono per la loro indipendenza (7).
Le prossime elezioni sono previte per marzo 2013, ma i tunisini guardano con preoccupazione al futuro democratico del paese: il processo istituzionale è andato avanti fino alle elezioni ma da allora è la paralisi. Il timore è che questo governo legittimo ma provvisorio, si imponga a tempo indeterminato su pretesto di portare avanti la scelta degli elettori.
Libres, oui...... mais jusqu'à quand?
(1) Il corpus legislativo che si suppone derivato direttamente dal Corano.
(2) Vari partiti, fra cui PDP, Ettajdid, Afek Tounes, PCOT, sindacati come l'UGTT, Società Civile e movimenti.
(3) Il 48,8% della popolazione
(4) Maya Jribi membro dell'Assemblea Costituente con il PDP dal 23 ottobre 2011, si candida alla Presidenza dell'Assemblea Costituente ottenendo 68 voti contro i 145 di Mustapha Ben Jaafar. Il 9 Aprile 2012, durante il V e ultimo congresso del PDP, è eletta segretario generale della nuova formazione chiamata «Parti républicain», in seguito all'annuncio della fusione del Partito Democratico Progressista con Afek Tiunes e Ettajdid.
(5) Fadhel Moussa è membro dell'Assemblea Costituente con il Pole Democratique Moderniste dal 23 ottobre 2011. Ibrahim Kassas è membro dell'Assemblea Costituente con la Petition Populaire pour la liberté, la Justice et le Developpement, dal 23 ottobre 2011.
(6) http://ladroolevie.blogspot.com/2012/04/pasquetta-al-di-la-del-mare.html?spref=fb
(7) Nota da jeune afrique

