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Diario dal Mediterraneo - Note di riflessione dalla Tunisia

di Damaso Maniscalco - 5 luglio 2012

La situazione in Tunisia é abbastanza complessa da una parte il partito islamico Ennadha cerca di rendere normale e ordinaria lo svolgersi della vita politica, così che la frizione piuttosto forte tra Presidenza della Repubblica e Primo Ministro viene minimizzata, mentre l’Assemblea Costituente continua ad essere piu o meno impantanata al medesimo punto nella scrittura della nuova Costituzione e le tante annunciate nuove elezioni di marzo 2013 sono solo un annuncio privo dei passi necessari per cominciare a costruire il percorso di regole e atti concreti per portare a buon fine il semplice proposito. La sensazione è che i componenti della troika sembrano viaggiare ognuno su un binario diverso con orizzonti diversi.

Le azioni di politica interna, così come di quella estera, del Governo e della Presidenza sembrano molte volte improntate all’ “improvvisazione” o a disegni politici che non tengono conto della realtà e del contesto in cui si agiscono. Il partito-stato Ennadha prosegue, sempre di più, nella sua marcia di avvicinamento alla prossima scadenza elettorale con l’assimilliazione del suo apparato con quello dello stato sulla falsa riga del vecchio blocco di potere di Ben Ali.

La fiammata di violenza di metá giugno e la relativa dichiarazione di coprifuoco su otto governatorati ha di certo dato un'idea abbastanza precisa di come questa fragile democrazia debba fare i conti con chi tenta di destabilizzarla e di portarla verso un regime islamico, ma anche con una classe dirigente non completamente all’altezza dei gravi compiti e di contrastare con la dovuta fermezza le azioni di violenza ed intimidazione. Il “pericolo” salafita (ben foraggiato da influenti personaggi dell’Arabia Saudita e del Waabbismo) è uno dei problemi di questi paese, il quale viaggia con percentuali di disoccupazione preoccupante ed una crescita economica piuttosto incerta, a questo si aggiunga che nell’ultimo periodo vi è stata una forte revisione verso il basso dell’affidabilitá del debito sovrano del paese.
In tutto questo, l’opposizione democratica e la societá civile tunisina, non trova unitá di intenti e sperimenta nuove formazioni politiche con alchimie legate a personalismi piu che a progetti politici. L’azione politica militante per contrastare Ennadha ed i gruppi radicali salafiti è piuttosto debole e lasciata alla volontá di singoli ed episodica, senza un progetto piu complessivo che tenti di radicarsi nelle classi popolari urbani o rurali.

In questo clima generale, l’azione di chi si batte per i diritti civili e la democrazia diventa fragile obiettivo di una normalizzazione, da parte di chi propone usi e costumi che il più delle volte sono solo le spoglie di una societá falsamente islamica e repressiva, ma che in questo difficile contesto di post-rivoluzione fanno breccia nel tessuto sociale del paese.

Occorre che la battaglia per i diritti e la democrazia sia fortemente connessa all’azione di rinascita economica e sociale del paese, puntando ad una pari dignitá e presenza delle diverse classi sociali alla vita del paese e a una “modernizzazione” degli ambiti lavorativi (pari opportunitá e diritti civili), che sia vissuta nella “pelle” e non solo nella testa dei tunisini come momento di crescita e sviluppo di un’intero corpo sociale (uomini e donne, mussulmani e non) senza divisione fittizia alcuna.