Tu sei qui: Portale Italiano Diario dal Mediterraneo Diario dal Mediterraneo - Diario di bordo "E' viaggiando che si trova la saggezza" - Marocco
Strumenti personali

Diario dal Mediterraneo - Diario di bordo "E' viaggiando che si trova la saggezza" - Marocco

di Dominique Lufrano e Domenico Nebbia - 31 gennaio 2012

Dominique Lufrano e Domenico Nebbia sono i due studenti che, al termine della prima edizione della Summer School in cooperazione internazionale allo sviluppo ed educazione alla pace, sono stati selezionati per svolgere uno stage formativo sul campo all’interno di uno dei progetti del CISS.
Il progetto su cui sono impegnati Dominique e Domenico si articola in Marocco nell’oasi di Tata.
 

di seguito il diario della loro esperienza...

Un vecchio proverbio africano dice più o meno così: “E’ viaggiando che si trova la saggezza”…
L’occasione è arrivata lo scorso mese di dicembre, quando abbiamo vinto una borsa di studio per uno stage in un progetto di cooperazione internazionale allo sviluppo in Marocco.

Ed è così che, il 16 gennaio scorso, con un aereo direzione Casablanca è iniziata l’avventura.

Lo stato d’animo al momento della partenza è pervaso da una curiosità spasmodica per tutto ciò che verrà…

Il piano del viaggio prevedeva una tratta Roma - Casablanca, poi Casablanca – Agadir. Atterrati a Casablanca, si sente che qualcosa è cambiata rispetto a qualche ora prima: una musica arabeggiante in sottofondo accompagna i passeggeri appena sbarcati verso il recupero bagagli.

Nell’attesa dell’aereo per Agadir, cerchiamo un ufficio dove poter cambiare i soldi. Chiediamo informazioni a due poliziotti che sono lì vicino. “Che soldi deve cambiare? Da dove venite”; “Euro” , “siamo italiani”. “Quanti soldi deve cambiare?”. Dei dubbi pian piano crescono. Abbiamo solamente chiesto dove poter cambiare i soldi, perché tutte quelle domande? I due confabulano in arabo e, con un’espressione a metà fra il serio e il faceto, dicono: “Se volete, possiamo cambiare i soldi. Noi.” Facendoci cenno di seguirli. capiamo l’antifona, e borbottando qualcosa in francese ci allontaniamo velocemente. Il battesimo marocchino è stato dunque un po’ scioccante: poliziotti che vogliono corromperci. Andiamo bene!!!

Atterriamo nel piccolo aeroporto di Agadir, una cittadina sulla costa nonché meta turistica. Ma anche territorio fertile per la prostituzione e il traffico di droga. E’ l’una di notte, prendiamo un taxi… Il taxi è in realtà una vecchia auto stile anni ’70. Scomoda, rumorosa.

Sulla strada per l’hotel, si inizia ad assaporare un po’ la scenografia di questo film marocchino.

La prima cosa che colpisce di Agadir è il traffico: continuo e irregolare. Schiere di macchine (soprattutto taxi) si dimenano all’impazzata per le strade della città. Troppo stanchi per dare un giudizio, rimandiamo al giorno dopo, con la luce del sole.

In una passeggiata senza meta ci ritroviamo circondati da tanti piccoli venditori ambulanti che affollano i marciapiedi; ci guardano invitandoci con lo sguardo (e non solo) a comprare la loro merce.

Troviamo rifugio sulle spiagge, lasciandoci avvolgere dalla brezza dell’oceano rimaniamo estasiati di fronte a cotanta imponenza.

Arriva il momento della partenza per Tata. Il taxi ci lascia in stazione; due giovani si avvicinano rapidamente: “Andate a Marrakech?”, e l’altro “Rabat? Dovete andare a Rabat? Volete il biglietto?”. Indifferenti a questa situazione, ci accingiamo a fare il nostro biglietto per la meta tanto attesa…cresce sempre più la voglia di vedere e vivere questo contesto incontaminato…

Nel bus (scomodo e maleodorante), ci imbattiamo in diversa gente, un vecchio un po’ strano che parla a malapena francese, piccolo di statura, forse ha meno anni di quanti ne dimostra. Ma i suoi occhi sono ancora pieni di vitalità.

Una ragazza che incrocia più volte i nostri sguardi, non riusciamo a comunicare, parla solo arabo ma la dolcezza del suo viso vuole ugualmente trasmetterci qualcosa…sotto gli occhi scorrono le immagini di un territorio che pian piano cambia colore e protagonisti. Montagne alte e rocciose si stagliano su un cielo di un azzurro intenso. Piccoli villaggi in pietra si susseguono; le donne, con i loro veli sul capo e i lunghi vestiti colorati, passeggiano chiacchierando, sempre con un occhio vigile verso i loro bambini.

Il cielo s’imbrunisce sempre più, mentre il vecchio scende alla sua fermata e ai nostri occhi si mostrano le stelle più belle del firmamento, entriamo finalmente a Tata…comincia l’avventura, anzi la ricerca di quel qualcosa da trovare.