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Il CISS e la Piattaforma europea contro la tratta degli esseri umani.

Il 9 e 10 dicembre 2013 il CISS ha partecipato alla seconda conferenza della Piattaforma europea della società civile contro la tratta di esseri umani, tenutasi a Bruxelles.

Durante le due giornate, come richiesto dalle ONG durante il primo incontro del 31 maggio 2013, sono stati organizzati diversi workshop di approfondimento sulla tematica. Lo scambio tra i partecipanti alla conferenza proseguirà attraverso la creazione di una piattaforma online – presentata per l'occasione – alla quale avranno accesso di diritto le 117 ONG al momento membri della Piattaforma europea antitratta. Altre 100 ONG, appartenenti a diversi paesi dell'Unione Europea e ad alcuni paesi terzi, saranno invitate a farne parte attraverso un nuovo bando di partecipazione. Saranno inoltre organizzati alcuni incontri internazionali, nel corso del 2014, per continuare l'attività di scambio, approfondimento e condivisione di pratiche sul tema.

La piattaforma è stata promossa dalla Commissione Europea e raccoglie più di 100 organizzazioni (associazioni, cooperative sociali, ONG, fondazioni, federazioni) provenienti da diversi Stati Membri e impegnate a livello europeo, nazionale e locale nel campo dei diritti umani, dei diritti dei minori, dei diritti delle donne e della parità di genere, nonché dei diritti e dell’accoglienza dei migranti. Il CISS aderisce alla piattaforma.

Le finalità della Piattaforma sono:
- favorire un confronto con la società civile sulle priorità politiche dell’Unione in questo ambito di azione
- supportare l’Unione Europea nel processo di implementazione delle politiche comuni
- sostenere le iniziative della Commissione rivolte agli stati membri per l’adeguamento e armonizzazione delle normative comunitarie in materia, in particolare la Direttiva 2011/36/UE, e l’applicazione del Piano di Azione dell'Unione Europea contro la tratta (2012-2016)
- incoraggiare lo scambio, la cooperazione e il partenariato tra le diverse ONG che operano nel settore creando un forum e attività di coordinamento
- aiutare l'Unione Europea ad avere maggiore consapevolezza delle situazioni problematiche vissute dalla società civile e dalle vittime della tratta.


Il posizionamento dell’Italia in materia di tratta rispetto alle previsioni Europee

Ciò che è emerso durante la partecipazione alla Conferenza europea è il ritardo del Governo Italiano nel recepimento della direttiva.

L’Italia non ha ancora recepito la Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011, concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime nel sistema normativo, il cui termine per il recepimento è scaduto il 6 aprile 2013.
La Commissione Europea, lo scorso novembre ha inviato una lettera di richiesta di chiarimenti in materia; a tale richiesta giorno 3 dicembre 2013 è seguito finalmente un gesto del Governo con la trasmissione di uno schema di decreto legislativo recante l’attuazione della Direttiva. Sui contenuti di tale schema si sono già espresse le reti di associazioni operanti nel settore.

L’Italia, a differenza di quanto prevede il quadro di riferimento europeo, specificato nella Direttiva Antitratta, non ha ancora nominato un coordinatore nazionale anti-tratta, né un relatore nazionale per valutare le tendenze della tratta di esseri umani, raccogliere statistiche, misurare i risultati delle azioni anti-tratta e presentare relazioni periodiche. Attualmente tale compito è svolto dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri. Secondo lo schema di attuazione il Dipartimento svolgerà il ruolo di coordinamento auspicato dalla direttiva.

L’Italia non ha elaborato un piano di azione antitratta.

L’Italia non ha un quadro di riferimento condiviso per l’identificazione delle vittime.

Lo stato attuale del sistema di protezione, sembra essere in una condizione di stallo, con un grave taglio di fondi ai progetti art. 13 e art. 18, con un quasi totale assenza di iniziativa in materia.

Per un maggior approfondimento:

I progetti art. 13 della legge 228/2003 garantiscono assistenza alle presunte vittime di tratta e a quelle già identificate come tali per un periodo minimo di tre mesi che, ove possibile, può essere esteso ad altri tre mesi. Le persone prese in carico da enti pubblici o del privato sociale hanno il diritto ad adeguate condizioni di alloggio, di vitto, di assistenza sanitaria e legale. In molti casi, conclusosi il progetto individuale art. 13, le persone continuano ad essere assistite nell’ambito dei progetti art. 18.

I progetti art. 18 del d.lgs. 286/98, della durata di 12 mesi, garantiscono alle persone trafficate la possibilità di accedere ad una serie di servizi ed attività, in base al piano di assistenza individualizzato elaborato in base ai loro bisogni specifici: accoglienza residenziale, counselling psicologico, assistenza legale, mediazione linguistico-culturale, accompagnamento ai servizi socio-sanitari, formazione professionale, tirocini aziendali, supporto nella ricerca del lavoro, inserimento lavorativo.
I beneficiari di questo programma possono inoltre usufruire di un “permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari”.


La Direttiva 2011/36/UE

La Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011 concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI, affronta non soltanto questioni normative, ma diversi aspetti del tema. Di seguito proviamo a sintetizzare ed evidenziare alcuni punti della Direttiva, a nostro avviso importanti:

- partecipazione società civile

Gli Stati membri dovrebbero incoraggiare le organizzazioni della società civile, comprese le organizzazioni non governative la cui attività è riconosciuta nella lotta contro la tratta di esseri umani, e collaborare strettamente con esse, in particolare per quanto riguarda le iniziative politiche, le campagne di informazione e sensibilizzazione, i programmi di ricerca e istruzione e la formazione, non ché la verifica e la valutazione dell’impatto delle misure di contrasto della tratta.

- collaborazione con i paesi terzi

La presente direttiva è parte dell’azione globale contro la tratta di esseri umani, che include azioni che coinvolgono paesi terzi...
...è opportuno realizzare azioni nei paesi terzi da cui provengono e vengono trasferite le vittime della tratta per svolgere un’opera di sensibilizzazione, ridurre la vulnerabilità, sostenere e assistere le vittime, lottare contro le cause profonde del fenomeno e aiutare i paesi terzi interessati a sviluppare un’adeguata legislazione per contrastare la tratta.

- persecuzione dei responsabili

Articolo 2
Reati relativi alla tratta di esseri umani

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché siano punibili i seguenti atti dolosi: il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, compreso il passaggio o il trasferimento dell’autorità su queste persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di potere o della posizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di somme di denaro o di vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento.

Articolo 4
Pene

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i reati di cui all’articolo 2 siano punibili con la reclusione della durata massima di almeno cinque anni.
2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché i reati di cui all’articolo 2 siano punibili con la reclusione della durata massima di almeno dieci anni...

- tutela prioritaria dei minori non accompagnati

È opportuno dedicare un’attenzione particolare ai minori non accompagnati vittime della tratta di esseri umani, in quanto la loro situazione di particolare vulnerabilità richiede assistenza e sostegno specifici. Gli Stati membri dovrebbero applicare misure di accoglienza specifiche per le esigenze del minore non accompagnato vittima della tratta di esseri umani, dal momento in cui è identificato fino a quando si perviene a una soluzione duratura, provvedendo all’applicazione delle salvaguardie procedurali del caso.

- persecuzione dei responsabili

Articolo 9
Indagini e azione penale

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le indagini o l’azione penale relative ai reati di cui agli articoli 2 e 3 non siano subordinate alla querela, alla denuncia o all’accusa formulate da una vittima e il procedimento penale possa continuare anche se la vittima ritratta una propria dichiarazione.
2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, qualora richiesto dalla natura dell’atto, i reati di cui agli articoli 2 e 3 possano essere perseguiti per un congruo periodo di tempo dopo che la vittima ha raggiunto la maggiore età.
...

- protezione e assistenza delle vittime

Articolo 11
Assistenza e sostegno alle vittime della tratta di esseri umani

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le vittime ricevano assistenza e sostegno prima, durante e per un congruo periodo di tempo successivamente alla conclusione del procedimento penale, per permettere loro di esercitare i diritti sanciti dalla decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio e dalla presente direttiva.
...

2. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché una persona riceva assistenza e sostegno non appena le autorità competenti abbiano un ragionevole motivo di ritenere che nei suoi confronti sia stato compiuto uno dei reati di cui agli articoli 2 e 3.
...

5. Le misure di assistenza e sostegno di cui ai paragrafi 1 e 2 sono fornite su base consensuale e informata e prevedono almeno standard di vita in grado di garantire la sussistenza delle vittime, fornendo loro un alloggio adeguato e sicuro e assistenza materiale, nonché le cure mediche necessarie, compresi l’ assistenza psicologica, la consulenza e le informazioni e, se necessario, i servizi di traduzione ed interpretariato.

 

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