Giovani profughi palestinesi e teatro dell'oppresso - luglio 2009 (LIBANO)
Progetto 'MUSTAQBAL: nuove prospettive per giovani palestinesi di Tripoli e Tiro'
Nell'ambito del progetto CISS "MUSTAQBAL: nuove prospettive per giovani palestinesi di Tripoli e Tiro" in partenariato con l'ONG locale National Institution of Social Care and Vocational training, per tutto il mese di luglio 2009 si è tenuto un corso di formazione teatrale, basato sull'insegnamento delle tecniche di 'Teatro dell'oppresso', presso il Beit Atfal Assomud Center all'interno del campo profughi palestinese di Beddawi.
Venti ragazzi palestinesi beneficiari del progetto, tra i 16 e i 25 anni di età, hanno frequentato per un mese lezioni frontali e workshop, hanno appreso metodi e tecniche di interpretazione, recitazione ed espressione verbale e corporea, preparando e realizzando a conclusione dell'esperienza (25 luglio 2009) una performace dal titolo “Theater of Oppressed, an Interactive Forum Theater Performance”, presso il Beit Atfal Assomud Center, all'interno del campo profughi palestinese di Beddawi.
Il corso, tenuto da un’insegnate di teatro venuta direttamente dall’inghilterra, ha offerto ai ragazzi la possibilità di esprimersi in una maniera del tutto nuova imparando, allo stesso tempo, tecniche di teatro terapia, conflict resolution, creazione del gruppo, tramite giochi e tecniche teatrali.
Il Teatro dell’Oppresso è un metodo teatrale che usa il teatro come mezzo di conoscenza e come linguaggio, come mezzo di trasformazione della realtà interiore e delle relazionali sociali. E' un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono. Ha tra le finalità quella di far riscoprire alla gente la propria teatralità, vista come mezzo di conoscenza del reale, e di rendere gli spettatori protagonisti dell’azione scenica, affinché lo siano anche nella vita. Il metodo fornisce strumenti d’analisi, liberazione e coscientizzazione attraverso un approccio non direttivo e ad una relazione dialogica.
I ragazzi hanno messo in scena due atti che hanno fatto riflettere sulla situazione giovanile del campo profughi di Beddawi.
Il primo racconta la storia di una ragazza che chiede al padre di poter andare in ospedale a trovare la madre di un’amica. In realtà la ragazza non si reca in ospedale ma organizza un'incontro, insieme all’amica, con un ragazzo. Il fratello scopre la verità e chiede al padre se aveva concesso alla sorella il permesso di uscire. Quando viene scoperta la bugia, il padre litiga con la moglie ed intima il figlio di correre a prendere la sorella. Scoppia una feroce litigata fra i componenti della famiglia. Il pubblico interviene, uno alla volta sale sul palco per parlare con i componenti della famiglia cercando una “risoluzione al problema”.
Il secondo atto racconta di una ragazza che sta andando ad un appuntamento con delle amiche. Fa tardi perchè un gruppo di ragazzi la importuna per strada. Le amiche vanno dal gruppo di ragazzi e comincia una furiosa litigata. Nel frattempo il fratello, che si trovava in un internet point vicino, osserva la scena e inizia una lite furibonda con il gruppo di ragazzi. Il pubblico comincia ad interagire con la storia. Ognuno propone soluzioni e si appresta ad intervenire sul palco per parlare con i protagonisti e cercare, tutti insieme, diverse soluzioni al problema.
Le esibizioni sono state belle ed interessanti, i ragazzi, oltre ad essersi divertiti, hanno avuto l’opportunità di comunicare e discutere, non solo con le loro famiglie, ma anche con tutti gli altri abitanti del campo profughi di Beddawi, su tematiche e i problemi quotidiani.
Responsabile CISS del progetto è Giorgia Baldi.
E-mail: g.baldi@cissong.org

