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REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO PER LA DISSALAZIONE DELLE ACQUE SALMASTRE DI RAFAH E PER LA RIABILITAZIONE DEGLI IMPIANTI ESISTENTI IN KHAN YUNIS

Paese: Palestina
Finanziatore: MINISTERO AFFARI ESTERI
Data Inizio: AGOSTO 2007
Durata: 8 MESI
Settore: ACQUA E IGIENE
Beneficiari: GLI ABITANTI DI RAFAH (CIRCA 120.000 PERSONE) E DI CITTÀ DI KHAN YUNIS (CIRCA 150.000 PERSONE)
Partner: MUNICIPALITÀ DI KHAN YUNIS, MUNICIPALITÀ DI RAFAH, COSTAL MUNICIPALITIES WATER UTILITY
In Corso: No

LE DIFFICOLTA' AD ENTRARE GLI STRUMENTI ED I MACCHINARI NELLA STRISCIA DI GAZA DA PARTE DELL'AZIENDA ISRAELIANA VINCITRICE DELL'APPALTO HANNO COSTRETTO IL CISS A CONCLUDERE PREMATURAMENTE IL PROGETTO SENZA RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI PREVISTI.

Il progetto è diviso in azioni:

1. riabilitare i due impianti di desalinizzazione ad Osmosi Inversa (O.I) realizzati dal CISS nel 1998/1999 a Khan Yunis (Striscia di Gaza), con fondi della cooperazione italiana, e salvaguardare l’unica fonte di acqua dolce di cui dispone la Municipalità, la quale serve una popolazione di più di 150.000 persone

2. costruire un primo impianto di desalinizzazione ad Osmosi Inversa (O.I) a Rafah (Striscia di Gaza), che possa costituire un'importante fonte di acqua dolce per la Municipalità di Rafah, la quale serve una popolazione di più di 120.000 persone.

La Striscia di Gaza è parte dei Territori Palestinesi occupati da Israele nel 1967, da allora la popolazione palestinese è cresciuta enormemente, senza la possibilità di poter programmare e organizzare i propri servizi.

La popolazione complessivamente presente nella Striscia di Gaza ammonta oggi ad almeno un milione e cinquecentomila persone, distribuite in un'area lunga 40 Km circa e larga da 6 a 14 Km. Oltre l'80% della popolazione vive in aree urbane sovrappopolate, che includono campi profughi all’interno del tessuto urbano. I principali centri urbani sono, in ordine di importanza demografica: Gaza city (circa 600.000 ab.), Khan Yunis (circa 150.000 ab.) e Rafah (circa 120.000 ab.).
 
Nella Striscia di Gaza dal 75 all’85% dell’acqua si colloca al di fuori degli standard qualitativi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, discostandosene spesso in maniera drammatica, con concentrazioni di cloruri e nitrati che arrivano anche a 5-10 volte i valori massimi ammessi. Il problema assume caratteristiche molto gravi per il costante aumento nel tempo dei valori degli inquinanti chimici: nella maggior parte dei casi ciò costringe alla chiusura dei pozzi usati per il rifornimento della popolazione, dopo pochi anni di sfruttamento.

Gli impianti di Khan Younis, risultano gravemente danneggiati dall’usura del tempo e dalla mancanza di manutenzione da parte degli enti palestinesi preposti alla loro gestione. I due impianti esistenti risultano funzionare solo parzialmente: l’uno per il 30% della sua capacità e l’altro per il 60%, ma entrambi peggioreranno ulteriormente le loro performance se non vi sarà un intervento rapido. I due impianti di desalinizzazione ad Osmosi Inversa (O.I) realizzati dal CISS nel 1998/1999 a Khan Yunis garantiscono circa un milione di metri cubi annui d'acqua dolce che viene miscelata nella rete idrica con acque con un maggiore tasso di salinità, provenienti da altre fonti, risultando in un prodotto potabile entro i limiti degli standard OMS e capace di coprire il fabbisogno cittadino in percentuali superiori al 70-75%. La rimanente parte della città usufruisce della distribuzione in discontinuo, attraverso le due stazioni di distribuzione  e tramite autocisterne (pubbliche e private).

Il progetto di emergenza del CISS riguarderà contemporaneamente la vicina comunità di Rafah (Striscia di Gaza), la quale soffre della medesima scarsità di acqua dolce che affligge tutta l’area, ma che non possiede nessun impianto di desalinizzazione.
La situazione della città e del governatorato di Rafah è indubbiamente ben più critica e riguarda un’area che include oltre 170.000 abitanti attualmente riforniti da 18 pozzi. Partendo dalla constatazione che la totalità dell’acqua distribuita alla popolazione non rispetta attualmente i requisiti di potabilità, la situazione attuale in Rafah è del tutto assimilabile a quella esistente a Khan Yunis prima dell’intervento della cooperazione italiana.

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